PINTO: “Instant team impossibile, Mourinho ne è consapevole. Farà la storia del club”

E’ intervenuto ai microfoni dell’emittente satellitare Tiago Pinto, General Manager della Roma. Chiarimenti sulle strategie di mercato, ma anche sul rapporto tra la dirigenza e Josè Mourinho e lo spirito con cui quest’ultimo ha vissuto i primi mesi di avventura giallorossa. Queste le parole del dirigente:

Credo che si sia costruita l’immagine che tutti hanno di Mourinho perché ha allenato le migliori squadre del mondo. Qui però ci sono altri progetti e altre strategie, non sarebbe stato possibile prenderlo se non fosse stato allineato con le strategie del club. Lui ha speso e continua a spendere energie con i giovani, è allineato con le nostre idee. Non possiamo creare subito una squadra competitiva: lui non solo è consapevole ma è allineato con questo nostro pensiero. Fa un grande lavoro e lo fa bene. Più che la mia parola contano i fatti. Si sta dedicando a sviluppare un giocatore come Felix, oppure altro come Darboe e Calafiori. Questo fa capire la sua ambizione e cosa stia cercando di fare. Vogliamo vincere con questa strategia, non abbiamo mai avuto dubbi su questo”.

“Abbiamo forse confuso le persone –continua Tiago Pinto – , comprando un giocatore importante come Abraham, che è sì un giovane ma è un grande giocatore ed è costato tanto. Non vogliamo fare un'”instant team”, vogliamo lavorare su tutte le aree intorno alla squadra. Quando abbiamo preso Mourinho lo abbiamo fatto perché avevamo la certezza che la sua esperienza potesse essere quella giusta per il progetto triennale che abbiamo messo in piedi. Quattro mesi dopo sono ancora sicuro che la scelta sia stata quella giusta e che sarà uno degli allenatori più importanti della storia della Roma“.

Siete sesti in classifica e sono arrivate sei sconfitte a metà novembre, siete soddisfatti o pensavate che il progetto Roma con Mourinho potesse andare in maniera un po’ più veloce?
“Noi quando abbiamo cominciato questo progetto tecnico sapevamo che avevamo bisogno di tempo, lo sapevamo tutti: la proprietà, io, anche Mourinho nella prima conferenza stampa ma anche altre volte, abbiamo parlato di questa tema del tempo, non come una scusa per i cattivi risultati ma perché abbiamo veramente bisogno di tempo. La proprietà ha ereditato una situazione finanziaria difficile nel Club, con esigenze finanziarie che come voi sapete loro continuano a sostenere costantemente, e noi dal punto di vista sportivo abbiamo trovato una situazione che aveva bisogno di tempo per cambiare. Mi riferisco alla rosa, alla mentalità, a tutta la struttura sportiva intorno alla squadra, che a mio avviso è molto importante per avvicinare la Roma al successo. 

Sapevamo che questo “tempo” non era solo una parola. E, a mio avviso, è proprio quando ci sono i risultati cattivi che la strategia e l’idea devono essere più forti. Non posso dire che siamo soddisfatti perché sappiamo di dover fare meglio, sappiamo che nell’ultimo mese i risultati sono stati cattivi, ma sono fiducioso che il lavoro che stiamo facendo con la leadership di Mourinho ci porterà buoni risultati nel futuro. Non è certo il momento di mettere in discussione il progetto e la strategia e ancora meno la leadership di Josè Mourinho”.

Noi ascoltiamo con grande attenzione Mourinho quando parla. Ricorda spesso che altri colleghi hanno la possibilità di avere più scelta, che la Roma è ancora incompleta a livello di ricambi. Voi come vivete queste riflessioni? Cosa ne pensa la proprietà, soprattutto dopo questi investimenti importanti sul mercato?
“Qua noi viviamo le cose insieme. Nel calcio ci sono più verità che possono coesistere. Sappiamo tutti di aver fatto un mercato estivo in cui la proprietà ha speso tanti soldi per rinforzare la squadra. Sappiamo anche che è stato un mercato dove abbiamo cominciato a ripulire strategicamente la politica precedente della Roma, ma anche Mourinho ha detto a ragione che questo progetto ha bisogno di più finestre di mercato per completare una squadra che sappiamo tutti che per un allenatore ambizioso come lui mai sarà completa (sorride, ndr).

Ma è importante chiarire che fra di noi non ci sono diverse voci, noi parliamo con una sola voce e sappiamo di avere una strategia che vogliamo portare avanti. Sono sicuro che sarà così, non solo con quello che facciamo nel mercato, ma anche con quello che facciamo qua ogni giorno: devo dire che è un lavoro invisibile ma piano piano tutti voi potrete capire quanto Mourinho sta aiutando a cambiare la Roma in meglio”.

Come Mourinho sta cambiando la Roma? Nella mentalità?
“Posso dare diversi esempi. Lui con la sua leadership sta cambiando tutti i dipartimenti intorno alla squadra, dallo scouting, al match analysis, persino alle operations. Quando guardiamo anche a dei dettagli nella gestione di grandi squadre, può capitare di chiederci perché non ci avevamo pensato anche noi: sono certi dettagli che aiutano a crescere e su questo stiamo lavorando insieme. In più c’è tutto il lavoro che stiamo facendo con il settore giovanile. Voi vedete Felix, ma non vedete tutto il lavoro che Mourinho sta facendo negli ultimi mesi. È andato a vedere le partite della Primavera, ha chiamato tanti giocatori per gli allenamenti della prima squadra, fa un lavoro personalizzato con questi giocatori per svilupparne al meglio le qualità. 

Felix è la faccia visibile di questo lavoro, ma poi ci sono Missori, Tripi, Volpato…sono sicuro che, grazie al lavoro che Mourinho sta portando avanti con loro e con altri, la Roma in futuro otterrà grandi benefici. Poi sicuramente, come dicevi tu, nella mentalità. Molte volte le persone interpretano le dichiarazioni di Mourinho in un certo modo, ma noi volevamo un allenatore con questa ambizione, un allenatore che non è mai soddisfatto perché anche questo mancava alla Roma. Noi vogliamo sempre migliorare e non vogliamo mai essere “comodi” quando le cose non vanno bene. Tutto questo processo di cambiamento non è facile da percepire fuori, soprattutto quando abbiamo dei cattivi risultati come nell’ultimo mese”

Mourinho è un allenatore non è quasi mai soddisfatto e che fa delle scelte a volte anche dure. Alcuni giocatori sono stati mandati in tribuna, sono le scelte che un allenatore deve fare e che uno come lui si prende le responsabilità di fare. C’è il rischio che i cartellini dei giocatori fuori dal progetto tecnico perdano di valore?
“No, per me no, perché è stato lo stesso allenatore ad aver messo dentro Borja che ha fatto l’assist nella seconda partita con il Bodo o che ha messo dentro Kumbulla che ha giocato da titolare con il Venezia. Ma è anche lo stesso allenatore che ha dato una vita nuova ad El Shaarawy, che ha permesso a Pellegrini di avere il rendimento che ha ora, che ha messo tutta la stampa a parlare del perché Ibanez non va in nazionale.

Questo è il calcio e a me non preoccupa perdere il valore dei giocatori perché per me nessuno è fuori dal progetto. C’è una cosa di cui sono certo: se noi lavoriamo tutti insieme sotto la guida di Mourinho in queste nove partite e nei prossimi trenta giorni, se facciamo bene tutti insieme come una vera squadra, nessuno perderà valore. Mourinho, io e tutti i calciatori. Sono sicuro che sarà così”.

Fonte: Sky Sport

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