AS ROMA Roma, tutti gli errori di Garcia. E basta con la storia del fatturato

Garcia
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(X. Jacobelli) – No, caro Garcia. Vietato arrampicarsi sugli specchi. Se la Roma è stata sbattuta fuori dalla Champions League la colpa è anche sua. Prima di tutto è sua. La presunzione si paga. Il turno over sbagliato si paga. Gli errori di formazione si pagano. I piagnistei si pagano. E la Roma ha pagato il prezzo più pesante perchè nulla deve e può essere rimproverato nè ai giocatori né alla società né all’ammirevole sostegno dei tifosi. Molto, invece, va ascritto afgli errori del tecnico che, dalla batosta casalinga con il Bayern si è segnalato più per le lamentele che l’anno scorso non conosceva e per le sue scelte che non hanno funzionato.

Quel che è peggio, se possibile, sono state le dichiarazioni rilasciate dall’allenatore dopo l’eliminazione.  “Non ho nessun rimpianto, era un finale. Abbiamo giocato per vincere, ma il City ha più maturità per vincere queste partite. Noi impariamo e miglioriamo soprattutto nel disputare queste partite. Dobbiamo avere giocatori più forti per raggiungere squadre di questo livello”.
Chissà Sabatini com’è contento. Lo scopre prima di Natale, Monsieur Garcia che bisogna avere giocatori più forti? Perché non l’ha detto quest’estate? E se avesse passato il turno che cosa avrebbe commentato: che la Roma ha una rosa fantastica? Forse Pellegrini ieri sera non aveva Aguero, Yaya Touré e Kompany?

La Roma ha sprecato le occasioni che, in avvio di partita, potevano darle ciò che non ha avuto. Ma perché lasciare fuori un giocatore del calibro di De Rossi, dopo avere detto e ridetto alla vigilia che per il centrocampista non ci fossero problemi? E che senso ha inserire Florenzi al 34′ del secondo tempo, quando era già troppo tardi? E Destro? Vogliamo parlare del modo in cui uno dei migliori attaccanti dell’ultima generazione debba pencolare fra campo e panchina, deprimendone il talento e svalitandone la quotazione? E quali sono le cause dell’impressionante serie di infortuni muscolari che ha falcidiato i ranghi giallorossi? Com’è che Garcia tira fuori la storia del fatturato solo dopo averle prese dal City? Ma non ci era stato detto che bisognava seguire l’esempio  dell’Atletico Madrid?

Ancora: “Il nostro obiettivo è giocare ogni anno la Champions League. Per farlo dobbiamo conquistarla in campionato. Il traguardo principale è e rimane il campionatoL’Europa League è una coppa che da adesso in avanti diventa una bella competizione ricca di spunti, ma per noi il campionato viene prima”.

No, Garcia: se parla così, in Europa League partiamo male. la Roma contende lo scudetto alla Juve e adesso deve cercare di vincere la seconda competizione continentale. Ecco che cosa doveva dire, altrimenti trasmette un messaggio sbagliato alla squadra e all’ambiente, rintronati da questa mazzata.

Fatti, non parole Garcia. Nelle ultime cinque partite la difesa è diventata un colabrodo: Atalanta, Cska, Inter, Sassuolo e City hanno segnato 8 gol alla Roma: mai accaduto prima durante la gestione dell’ex tecnico del Lille. Nasri e Zabaleta hanno messo a nudo le incertezze di un reparto che in De Sanctis ha da troppo tempo il suo punto debole: a proposito, vogliamo ricordare quanto abbia inciso il gol subito a Mosca, dove la qualificazione poteva e doveva essere ipotecata?

Nessuno ha mai sottaciuto le difficoltà del Girone della Morte, sin da quando è scaturito dall’urna Uefa. Ma, considerato come si erano messe le cose,  la Roma ha sprecato una grande occasione per fare il salto di qualità. E, nella stessa misura in cui, dopo la partita con la Juve erano stati sottolineati gli errori di Rocchi, oggi bisogna rimarcare quelli di Garcia, malauguratamante italianizzatosi anche nello stile mediatico, segnalandosi per le concessioni a un vittimismo che non gli apparteneva. E non porta da nessuna parte. Mo’ basta.

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Fonte: calciomercato.com

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