IL MESSAGGERO Una Roma imbarazzante

Manolas
Manolas

(U. Trani) La Roma si scansa davanti al Golfo e regala alla Juve, di nuovo avanti 3 punti, la vetta della classifica. La terza caduta della stagione è la peggiore. Più del 7 a 1 umiliante contro il Bayern. Perché il Napoli, terzo e in serie positiva da 7 turni, vince 2 a 0 e di gol ne avrebbe potuti fare quanti i campioni di Germania. Che, però, sono di un altro pianeta. Il primo tempo è stato imbarazzante: come il 21 ottobre all’Olimpicocontro la superpotenza bavarese, tiro al bersaglio davanti a De Sanctis, bravo a salvare su Insigne dopo il vantaggio iniziale di Higuain e fortunato quando la traversa ha respinto le conclusioni di Callejon e Hamsik. La ripresa è solo per venti minuti decente, anche se poi la chance migliore è stata quella di Callejon con salvataggio di Nainggolan sulla linea. I giallorossi, per la seconda trasferta di fila, fanno cilecca. Poco lucidi perché tanto fiacchi. Contro la difesa di Benitez, 12 gol presi in 10 partite (il doppio di quanti ne ha incassati la Roma), solo il Sassuolo, in questo torneo, era rimasto a digiuno (in Europa League anche lo Slovan Bratislava). Garcia paga le assenze in difesa: Maicon, Astori e Castan. E i pochi ricambi a centrocampo, con Strootman ancora fuori e De Rossi in panchina (fastidio muscolare). Non convincono, però, le sue mosse in corsa.

Il Napoli, per la Roma del francese, è come la Juve. Sono le uniche formazioni della serie A che hanno battuto tre volte Garcia. Che lascia il San Paolo proprio come il 12 febbraio e il 9 marzo: qui, zero punti e zero gol, nelle tre partite del 2014. Gli scontri diretti si confermano fatali. Il tallone di Rudi più che di Achille. Benitez, tre vittorie su tre, diventa il collega da evitare. Spagnolo come Guardiola, Rafa imita Pep e sale in cattedra per la nuova lezione di gioco. Pressing alto del rombo offensivo: Hamsik e Higuain in mezzo, Callejon e Insigne sui lati. Torosidis, Manolas, Yanga Mbiwa e Holebas firmano la resa, soprattutto i due terzini greci non reggono l’urto. Quattro assatanati contro quattro spaesati. Ma il 4-2-3-1 del Napoli funziona anche in fase difensiva grazie a interpreti che fisicamente sono più pronti. E che si sacrificano come mai era successo prima: disciplinati e umili nel 4-4-2. Decisivi Higuain e Hamsik, per la loro aggressività sul portatore di palla. E fondamentali Callejon e Insigne, per i rientri a centrocampo, allineandosi a Jorginho e David Lopez. Senza mai stravolgere il copione: quando entra Gargano per Hamsik, sale in avanti Jorginho. Da trequartista. I giallorossi, invece, assistono: lenti, scontati e impreparati. Il turnover, 6 novità, non garantisce energie. E solo Pjanic ha qualche idea.
Garcia non sfrutta gli errori del Napoli nella prima parte. Anzi, quando la Roma è di nuovo in partita, nei 20 minuti dopo l’intervallo, usa male le sostituzioni. Iturbe e Destro per Florenzi e Totti. Chi entra è fuori dal coro, chi resta in campo riprende a stonare. Nel finale, prima del raddoppio di Callejon, fuori Torosidis per Ljajic, con Nainggolan terzino. Che guarda caso perde palla, in mezzo al campo, e offre la ripartenza che certifica la sconfitta e (ri)lancia la Juve.

 

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