LA REPUBBLICA Poco tempo, tanti nemici. Il tecnico ultrà dovrà cambiare

Roma-Juventus Buffon Conte
Roma-Juventus Buffon Conte

(M. Crosetti) – In Nazionale, Antonio Conte dovrà fare un mestiere che conosce benissimo ma che non ha mai praticato. La vera scommessa è proprio la necessaria mutazione da allenatore a selezionatore, perché lui è un martello che ama la sua incudine di amore profondo, e vuole stare sempre con lei. Ma in azzurro ci si vede quando e come si può, bisogna economizzare il tempo, si è amanti e non coniugi: qui serve l’intensità senza continuità, in apparenza un paradosso non trascurabile. Tutta la sua energia nervosa, il suo “mourinismo”, Conte dovrà compattarli in pochi giorni al mese, cominciando da subito: ritiro il primo settembre, e il 4 l’amichevole con l’Olanda. Poi, qualche altra martellata fino al 9, debutto nelle qualificazioni europee in Finlandia. I giocatori bianconeri, i “chiodi” abituati al ritmo del maglio, non avranno sorprese, gli altri si adegueranno.

L’atmosfera sarà esattamente opposta a quella di Prandelli, finito male dopo una lunghissima luna di miele: era il citì amato da tutti, politicamente corretto, “etico” e paziente come ben sa Balotelli che lo ripagò malissimo. Ecco, il ragazzo non s’illuda: Conte sarà per lui anche peggio di Mourinho e Mancini, stesso approccio comunque, o righi dritto o stai fuori. Il nuovo padrone della Nazionale è un fanatico dell’agonismo, un ayatollah senza dogmi tattici esagerati. Pensava di schierare la Juve con un 4-2-4, ma ci mise un quarto d’ora per capire che con quell’uva doveva cambiare vino, non c’erano gli esterni giusti e c’erano Marchisio e Pirlo, oltre a Vidal (poi, pure Pogba), dunque Conte virò sul 3-5-2 che gli ha dato scudetti in serie.

Lo stesso modulo che adotterà in azzurro, almeno all’inizio, puntando sempre sul blocco Juve: deve convincere Pirlo a restare, anche se il regista ha già fatto capire di poter dire sì. Dalla risposta dipende anche l’impiego di Verratti, comunque il futuro. Antonio Conte è un grande motivatore, sa creare l’ambiente feroce, vede nemici ovunque e inietta il sangue negli occhi dei giocatori. Più facile ogni giorno, nell’ossessione dello spogliatoio, più complicato al grand hotel con le porte girevoli, ma di sicuro lui saprà ricreare almeno in parte il clima del club, il rumore dei nemici, il senso forte di appartenenza. Diceva di essere un ultrà juventino, diventerà il primo tifoso della Nazionale: chi non sarà con lui dal primo giorno, sarà contro di lui per sempre.

Anche se, come per tutti, il suo lavoro verrà giudicato dai risultati: è solo un dettaglio marginale che abbia ottenuto il coordinamento di tutte le nazionali. Conterà quello che succede in campo, dove non sono all’orizzonte ostacoli altissimi da qui all’Europeo. Il modello è Lippi, altro allenatore di cervelli. Il buon Cesare? Già dimenticato, perché si è macchiato dell’unica colpa che decide ogni destino: è stato sconfitto, e molto male. Conte vorrà essere, anche in questo, diversissimo da lui.

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