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IL ROMANISTA Lotito, il furbetto del calcio

Lotito

(L. Pelosi) – L’errore che da ormai un bel po’ di tempo si fa in casa romanista è quello di considerare Claudio Lotito una macchietta che fa divertire in tv con le sue citazioni latine. Invece ormai deve essere chiaro che si sta parlando di un personaggio chiave del potere del calcio italiano, anche se ultimamente ha preso una bella mazzata, non riuscendo a farsi eleggere vicepresidente federale.

LEGA E FIGC La vicenda però è emblematica. A Lotito la vicepresidenza federale interessava non solo per avidità di potere, dopo il suo trionfo in Lega dove ha tenuto fuori dal consiglio Inter, Juventus, Fiorentina e Roma facendo eleggere Beretta, con la benedizione di Galliani, e diventando consigliere federale. Carica che peraltro non avrebbe potuto occupare in base all’articolo 22 bis delle Noif (le norme interne federali) visto che era condannato per Calciopoli. Ma un’interpretazione fantasiosa da parte della corte di giustizia federale, che fece arrabbiare l’allora presidente del Coni Petrucci, lo salvò, specificando che per le condanne in primo grado non vale. Sono proprio le Noif interessano particolarmente a Lotito, che da vicepresidente federale avrebbe avuto gioco più facile per cambiare l’articolo 22 bis. Quello sulla multiprorietà. Lui infatti possiede sia la Lazio sia la Salernitana, grazie a una deroga che scadeva a dicembre e che è stata prorogata al 30 giugno. Poi, o si cambia la norma oppure Lotito dovrà lasciare una delle due squadre. Abete vuole decidere entro maggio. Dopo la sua mancata elezione a vicepresidente, Lotito s’è arrabbiato con Abete e con Nicchi. Ha detto che qualcuno che gli ha votato contro non avrebbe dovuto votare (geniale) e poi, modalità volpe e uva, che la carica non gli interessava. Eppure, aveva lavorato solo per questo, a costo di spaccare in due la Lega. «E’ stato bocciato lui, non la Lega» ha sottolineato il presidente federale. Altri hanno detto che se si fosse candidato Beretta (soprannominato “dimmi, Claudio”) e non Lotito, sarebbe stato eletto.

LE REGOLE Come s’è visto, gli interessano relativamente. E’ specialista di proroghe, deroghe e interpretazioni. Qualche esempio, forse più piccolo ma comunque indicativo, l’abbiamo avuto quest’anno. Il derby si gioca lunedì sera perché la Lazio ha giocato giovedì in Europa League. Ma non s’era detto che per motivi di sicurezza non si poteva giocare di sera? La Roma ha dovuto giocare la partita di Coppa Italia contro la Fiorentina, pur avendo diritto a giocarla in casa, perché nello stesso turno, ma a una settimana di distanza, all’Olimpico giocava la Lazio. A proposito di Coppa Italia, di fronte a un’altra concomitanza, quella della semifinale di ritorno che si sarebbe dovuta giocare un giorno prima di RomaCagliari di campionato, la partita di ritorno della Roma con l’Inter è stata spostata dalla Lega (pochi giorni dopo il trionfo di Lotito nelle elezioni) a… quasi tre mesi dopo. Altra regola che a Lotito non interessa è quella della Figc in base alla quale possono essere tesserati dopo la chiusura del mercato solo gli svincolati che non abbiano giocato in questa stagione. Saha, invece, tesserato dopo la chiusura del mercato, aveva 11 presenze in Premier League. «Studiatevi le norme, prima di parlare» tuonò Lotito, appellandosi alle norme Fifa. Tant’è, Saha gioca nella Lazio.

SCOMMESSE D’accordo, come dice Lotito, Mauri sarà sicuramente innocente perché è andato in pellegrinaggio a Medjugorje con Floccari (e non si capisce cosa significhi, se invece fosse stato ateo sarebbe stato sospettabile?). Ma la sua posizione, dopo l’ultimo faccia a faccia Gervasoni-Gegic, si è aggravata. Gli uomini della SCO e della Mobile di Cremona hanno scoperto che il telefono intestato a “Samantha Romano”, che lo stesso Mauri ha ammesso di avere usato per scommettere sulle partite della Nba, ha contattato più volte l’utenza di “Mister X”, il nome che gli investigatori danno a uno dei due uomini che erano in grado di manipolare le partite di Serie A. Ma già si sa che il deferimento a Mauri arriverà solo a fine campionato. Cioè nell’estate del 2013. E’ da gennaio del 2012 che si fa il suo nome. Non si tratta di condannarlo a priori, si tratta semplicemente del fatto che nessuno ci ha ancora fatto sapere se a livello sportivo Mauri, che ha segnato negli ultimi 2 derby, è colpevole o innocente.

ARBITRAGGI Anche da questo si vede quanto Lotito sia diventato potente. E’ sempre stato così, d’altronde. “Sudditanza psicologica” è il termine più elegante per dire che spesso gli arbitri sanno “fiutare” dove tira il vento (o almeno dove tirava prima che Lotito litigasse con Nicchi). Per la Lazio tira fin dalla prima giornata, Atalanta-Lazio 0-1, l’azione del gol inizia con un fallo di mano di Mauri non fischiato. Al ritorno, Lazio-Atalanta 2-0, i biancocelesti sbloccano il risultato grazie a Floccari che controlla il pallone con la mano. Nessun fischio. Andiamo avanti in ordine sparso: Lazio-Parma 2-1: negato al Parma un rigore per fallo di Ciani su Biabiany, mancata espulsione di Biava che avrebbe meritato il secondo cartellino giallo, irregolare il gol dello stesso Biava, fallo di mano di Klose nell’area del Parma, ma nessun rigore. Lazio-Cagliari 2-1. Sullo 0-1 Klose viene lanciato in profondità, alza il pallone che va fuori, poi Agazzi lo travolge. Rigore, espulsione di Agazzi e, già che ci siamo, anche di Cossu, e il Cagliari, rimasto in 9, poi perde. Lazio-Siena 2-1, fallo di Biava su Calaiò in area, ammonito Calaiò per simulazione. Sullo 0-0, contatto tra Milito e Biava, Ciani non controlla il pallone e senza volerlo serve Cassano solo davanti al portiere. L’arbitro però interrompe tutto, fischiando solo allora il contatto tra Biava e Milito. Nell’azione successiva, segna la Lazio. Ah, l’arbitro era Mazzoleni, quello di oggi. Certo, la Lazio è stata anche sfavorita, ad esempio contro la Fiorentina e contro il Milan. Ma in quest’ultimo caso, Lotito non s’è lamentato. Mica si mette contro Galliani.

L’OSSESSIONE Va bene che per uno che esultava ai gol di Totti al derby (ci sono le immagini su youtube), fare il presidente della Lazio deve essere un problema, ma ultimamente la Roma è diventata un chiodo fisso per Lotito. Forse vuole compiacere l’ambiente laziale, un tempo suo feroce contestatore, e dove invece oggi quasi tutti hanno fatto marcia indietro. Perfino Guido De Angelis gli ha consegnato il premio “Lazialità”. Segno che evidentemente si sta finalmente adeguando al mondo laziale, che ha la Roma come primo pensiero al punto che il primo coro che parte quando segna la Lazio all’Olimpico, in ogni partita, è: “Chi non salta è della Roma”. Guardate con quanta frequenza Lotito ha parlato della Roma nell’ultimo anno. Ad aprile 2012, quando Baldini si limitò a dire che non era il caso di polemizzare sulla data del recupero della giornata di campionato spostata per la morte di Morosini, rispose subito: «Decidono i presidenti, non i funzionari di passaggio». Naturalmente voleva che si giocasse quando diceva lui. Poi la stagione inizia con l’idea di scrivere “prima squadra della capitale” sulle maglie e con la foto al Colosseo. Quel giorno, ecco Lotito: «Il simbolo originario dell’altra squadra non era quello della lupa di Romolo e Remo, era una lupa ben diversa». Poco dopo, il 16 settembre: «Siamo la prima squadra della capitale, la Roma ha come simbolo la Lupa, noi il Colosseo». Una settimana dopo, si schiera prontamente a favore di Cellino, che per la vicenda dello stadio Is Arenas è finito in carcere, sulla vicenda dello 0-3 a tavolino assegnato alla Roma senza che la società giallorossa presentasse ricorso. «Bisogna vincere sul campo» dichiara Lotito, non si sa bene a quale titolo, aggiungendo che «io non l’avrei fatto». Lo stesso che si lamentò del laser negli occhi di Muslera al derby e che dopo Udinese-Lazio del 29 aprile 2012 aveva chiesto la vittoria a tavolino perché al momento del secondo gol dell’Udinese era partito un fischio dalle tribune che aveva distratto i giocatori della Lazio (che dovevano essere già abbastanza distratti di loro, se non sanno distinguere da dove provenga un fischio). Arrivamo a novembre e si avvicina il derby. L’8, Lotito dichiara: «Io ci metto la faccia, nella Roma non si capisce chi sia l’interlocutore». Poi interviene a Lazio Style Radio e, parlando di Roma Channel, la definisce «la tv di topolino e paperino». Lazio Style, appunto. Il derby lo vince, gli chiedono un parere sull’accoletellamento di due tifosi romanisti e lui risponde: «Non sono cose che riguardano i sostenitori della Lazio». Si saranno accoltellati da soli. Passata la sbornia-derby, Lotito torna alla carica il 30 dicembre, mentre la Roma presenta il progetto dello stadio negli Stati Uniti, lui a Radio Radio dichiara: «A me non interessa. Noi della Lazio non viviamo alla giornata, noi facciamo programmazione seria». Il 9 gennaio si festeggia il compleanno della società podistica Lazio: «Siamo la prima squadra della capitale. Hanno provato a mettersi contro la Lazio, lo hanno fatto nel 1927 e non ci sono riusciti. Nessuno si metta contro questi colori». Per carità, chi glieli tocca. Gennaio è un mese prolifico. Il 26, ancora: «Noi abbiamo gli atleti, gli altri Disneyland e i pupazzi» chiaro riferimento alle foto della Roma a Disneyland durante la tournée in America a Capodanno. «Non mi riferivo alla Roma» dichiara qualche giorno dopo. E a chi, agli Orlando Magic? L’ultima è recente, la settimana scorsa: «Non dobbiamo pensare al derby. La roma è una delle squadre della capitale, è nata 27 anni dopo di noi e si trova in una condizione diversa». Per fortuna.

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