IL MESSAGGERO Nel segno di Zeman

Zeman

(U. Trani) – Il vecchio e il nuovo sono qui e sono anche la stessa persona. Basta riavvolgere il film giallorosso. Fino a centocinquantanove mesi fa. Tredici anni abbondanti. Perché il 16 maggio del 1999 è vicinissimo. Quel giorno Zdenek Zeman si affacciò all’Olimpico, avvolto dalla solita nuvola di fumo che un po’ la sua ombra da sempre, da allenatore della Roma proprio come farà domani sera, alle ore 20,45, per l’amichevole contro l’Aris Salonicco. Nella penultima gara di quel campionato, finito al quinto posto anche perché il vento soffiava contro e solo con Calciopoli tutti ebbero la conferma di tante partite falsate e fasulle, il boemo si sentiva protagonista nel pianeta giallorosso quanto lo è oggi. Mai avrebbe immaginato il licenziamento per lasciare il posto a Fabio Capello, il collega che dopo due anni conquistò lo scudetto. Perché quella panchina, se fosse stato per lui, non l’avrebbe mai lasciata. Perché l’ha sempre sentita sua. E’ il motivo che lo ha spinto a tornare, dopo aver vinto l’ultimo torneo di serie B con il Pescara. Perché il feeling con il pubblico è ancora quello. Anzi, ripresentandosi a 66 anni, sembra avere più consenso di allora. […]
È come se lo avesse scelto un popolo. Quello che sa quanto sia difficile vincere in questa città. E non fa niente che proprio lui non ci sia mai riuscito, come gli ha ricordato giovedì il presidente della Fiat, John Elkann, per conquistarsi la simpatia dei tifosi della Juve. Per i tifosi meglio lui di qualsiasi altro. Perché ci si diverte, perché i gol e le emozioni non mancheranno mai, perché se c’è da dichiarare guerra al mondo, basta seguire Zdenek.Perché con l’allenatore di Praga i giocatori devono correre, perché chi si ferma, durante la settimana, in campo non ci va. Perché tutti perdono qualche chilo ma mai il sorriso. Perché si sta bene insieme, anche se poi possono arrivare cadute dolorose. […]

Il 4-3-3 e la mano del boemo. La sua Roma non vive di ricordi. Perché è sempre la stessa. In questo precampionato ha già lasciato una traccia. Le amichevoli non conteranno niente, lo dice per primo Zdenek che però è già salito sull’ottovolante. En plein di successi: otto vittorie otto. Totti a sinistra e sei chili in meno. Verticalizzazioni, sovrapposizioni e tagli. Fondo e gradoni, scatti e sacchi in spalla. Niente caffè durante i primi giorni di fatica, pochi carboidrati. Acqua, verdure, patate lesse e frutta. Le doppie sedute di lavoro, quasi tutti i giorni. È sempre Zeman, il conquistatore. Il tecnico che porta dalla sua parte giocatori e spettatori.[…]

L’ultima volta all’Olimpico con una vittoria. Totti, autore di una doppietta (in quella stagione segnò per la prima volta 13 reti, Delvecchio il capocannoniere con 18), chiuse la gara. Il capitano e il boemo sono ancora qui. Il 16 maggio del 1999, giornata numero 33 di quel torneo, la Roma ospitò il Cagliari di Ventura. L’arrivederci del boemo al suo pubblico fu un bel 3 a 1 certificato pure dai gol di Di Francesco e Mboma. I giallorossi, quinti in classifica (sarà anche il piazzamento finale), si presentarono con questa formazione: Konsel; Cafu, Aldair, Zago, Candela; Tommasi, Di Biagio (44’ st Daniele Conti), Di Francesco; Paulo Sergio (42’ st Fabio Junior), Delvecchio, Totti. In panchina con Zeman rimasero Chimenti, Quadrini, Frau, Gautieri e Bartelt. La settimana dopo, prima dell’addio che Zdenek proprio non aveva messo in preventivo, il netto successo a Vicenza. Gol giallorossi di Paulo Sergio, Delvecchio, Gautieri e Fabio Junior. Già, Fabio Junior. Con Zeman segnò anche lui. […]

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