IL TEMPO Anche senza Moggi lo «stile-Juve» non è cambiato

Luciano Moggi

(G. GIUBILO) – Sono tramontati i tempi dell’impero Moggi, ma la Juventus non vuole assolutamente rinunciare alla sua antica prerogativa, quella di rompere le palle al prossimo. Non limitandosi ai signorili atteggiamenti perseguiti anche durante lo scorso campionato, quando si producevano dossier su presunti torti subiti e si zittiva cinicamente chi era stato truffato, vedi il gol di Muntari e i tre-rigori-tre negati al Cagliari.

La strada tracciata dal vecchio direttore generale, rimasto nel cuore della nuova dirigenza, viene intrapresa anche sulle operazioni di mercato. Chi non ha memoria corta potrà ricordare quando Franco Sensi, sicuro di avere portato a Roma Paolo Sousa e Ferrara, se li vide soffiare dalla Juve con un’operazione limpida come una palude. Le interferenze, che ben poco hanno di eleganza, si ripropongono nella trattativa destinata a portare alla corte di Zeman il giovane Destro, le cui titubanze sulla chiusura di un contratto già definito in ogni particolare si possono facilmente far risalire a pressioni in serie: sullo stesso giocatore, sul papà tifoso bianconero, su qualche procuratore in caccia di speculazioni odiose. Fa onore a Preziosi, che altre volte aveva operato scelte poco condivisibili, la decisa presa di posizione a difesa degli accordi con la Roma. Se il giovane Mattia dovesse ancora puntare i piedi, si farà una bella stagione al Siena, guadagnando meno di un terzo di quanto gli ha offerto Sabatini. Con la prospettiva di doversi battere per la salvezza, di appannare il suo recente prestigio, con riflessi negativi anche per il futuro in azzurro. L’auspicio, nell’interesse di tutti, è che l’attaccante ritrovi la via del buonsenso, decidendo da maggiorenne e vaccinato e sfuggendo alle suggestioni di consiglieri ambigui. Se poi decidesse che Roma e la Roma non lo meritano, stia sereno: il sentimento diverrebbe reciproco

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