GAZZETTA GIALLOROSSA Francesco Totti, il dirigente tifoso con la fascia al braccio

Totti in conferenza

L’ennesimo urlo di dolore, il messaggio lanciato nell’etere per smuovere opinione e soldi. Da quando indossa a livello epidermico la maglia della Roma, Francesco Totti l’ha sognata,immaginata e voluta vincente, in Italia ed in Europa. Senza sosta, con la stessa caparbia, senza mai risparmiarsi. A più riprese si è messo dietro di se la squadra, ha preso per mano le ambizioni della piazza giallorossa e, davanti ai microfoni, ha sfogato tutta la sua voglia di Roma. Rinforzi giusti per competere, campioni con i quali vincere e riempire il palmares di Trigoria, oltre al personale, portare il nome di Roma in alto. Lo ha fatto da sempre, con la leadership silenziosa di un campione, il volto da tifoso e con parole da dirigente.

Il talento di Totti esplode realmente con Zeman e a Roma ci si accorge che è l’occasione buona per costruire una grande squadra attorno al suo enorme potenziale. Lo scudetto biancoceleste convince e sprona il presidente Franco Sensi ad investire sul mercato: arrivano i campioni, Batistuta,Samuel ed Emerson e lo scudetto, accompagnato dalla Supercoppa, è cosa fatta. Il punto più alto della sua carriera giallorossa con l’affermazione tricolore lo porta a volersi adagiare a quei livelli, sale l’appetito di primeggiare, di rimanere competitivi ogni anno. Idea affascinante ma difficile da tradurre viste le ristrettezze economiche: dopo il boom Cassano, il mercato della Roma torna mediocre e senza programmazione. Totti viene dato per scontato, lui è e sarà la Roma. A far tremare la Capitale giallorossa ci pensa proprio il numero dieci, il 7 Giugno 2003 da Coverciano, in ritiro con la Nazionale, afferma: “Alla Roma cosa serve? Un’ organizzazione un po’ più competitiva. A tutti i livelli: di squadra e societario. Bisogna essere bravi in campo ma anche fuori». Gli chiedono anche se fosse disposto a seguire la Roma anche in C2 se arriveranno rinforzi, ma soprattutto cosa accadrebbe se le promesse non fossero mantenute. «Mi sentirei sciolto dalla promessa. Se io do certe garanzie, non vedo perché non debbano darne anche gli altri. Dovesse rimanere una Roma di metà classifica, mi spiacerebbe lasciarla, ma può succedere di tutto. Berlusconi poteva essere il mio presidente quando il Milan a 14 anni mi cercò ma potrebbe esserlo in futuro”. Frecciata tagliente che non portò frutti. In quel mercato chiese Davids, Cissé, Legrottaglie e Joaquin. Non arrivò nessuno dei quattro.

Torna sull’argomento prima della partenza per l’Europeo del Portogallo, quando il 26 Maggio 2004 a La Repubblica dichiara: “Ho parlato con la società, ho fatto delle richieste chiare. Voglio una squadra dalla rosa competitiva in campionato e in Champions. Al ritorno dal Portogallo ci rivedremo per sapere.”

La Romain realtà tocca uno dei punti più bassi, tracolla pesantemente nella famosa annata dei “quattro allenatori”, si allontana dai posti che contano e la pazienza del Capitano sembra svanire giorno dopo giorno. Il 4 Dicembre 2006 in un’intervista alla Gazzetta dello Sport torna forte sul tema del mercato chiedendo garanzie ma soprattutto “rinforzi”.

Il ciclo di Spalletti gli fa cambiare idea: il tecnico di Certaldo lo trasforma centravanti, Totti conquista la Scarpa d’Oro e la Roma è lì a contatto di gomito con le grandi, in Italia ed in Europa. Ma le vittorie sono minime, due Coppa Italia ed una Supercoppa Italiana e la sensazione che manchi sempre qualcosa per chiudere il centro. Il 19 Luglio 2008 parla, affermando la realtà delle cose: “ Se vogliamo competere con Inter, Milan e Juve servono due colpi importanti. In questo momento, siamo la quarta forza».

Torna a parlare circa un anno dopo, il 5 Luglio 2009 quando si presenta in conferenza stampa e spara a zero: «Io voglio i campioni e più ce ne sono e meglio è. So che il mister vorrebbe una punta di peso. Se lui ha questa richiesta sarà sicuramente accontentato. Modulo? Partiremo come lo scorso anno poi a seconda dei giocatori che ci saranno valuteremo in corso.” Indicazioni chiare, ancora non ascoltate che portano lo stesso Luciano Spalletti a scappare via, premiato con Zamblera nell’ultimo giorno di mercato invece dei tanti attesi “rinforzi”.

La Roma torna con Ranieri a giocarsi il titolo ma purtroppo lo sfiorerà solamente. Il 7 Dicembre 2010 a metà stagione, si racconta, fra il rinnovo di contratto e le ambizioni mai sopite. “ Mi voleva il Milan, ma ho scelto di chiudere la carriera nella squadra in cui ho sempre giocato, che amo e per cui ho sempre tifato. E prima di smettere mi piacerebbe un successo di prestigio in Europa con questa maglia“. Successo ancora atteso e nell’ultima stagione l’Europa è stato costretto a guardarla solamente in televisione. Un’annata amara,costellata da delusioni ed umiliazioni sportive, pochi gol e altrettante soddisfazione. L’attenzione mediatica si sposta su Daniele De Rossi, il City lo tenta, lui chiede soldi e garanzie di vittoria. Pronosticabile la domanda di Totti nel giorno in cui la squadra si ritrova in un ristorante di Santa Severa, il 17 Maggio scorso. “De Rossi chiede rinforzi? Sono anni che lo dico e mi prendete per matto.”

Nell’ultima conferenza è stato semplicemente ancora una volta Francesco Totti. Da una presidenza romana ad un’americana la richiesta è rimasta costante e coerente: vincere. E quello si fa solo con i campioni. La sensazione è che non arriveranno neanche in questa finestra di mercato ma ancor più grande il rammarico per non aver dato al giocatore più forte della Roma la possibilità di primeggiare come avrebbe meritato.

A cura di Andrea Di Carlo.

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