FOX SOCCER. Luis Enrique non si muove da Roma

Luis Enrique

Dopo poco dal suo arrivo a Roma, Luis Enrique è stato soprannominato Zichichi, come il professore  esperto nel campo della fisica nucleare, Antonino Zichichi. Questo probabilmente perchè usa un iPad per fare la formazione. “Non c’è niente di brutto o sarcastico in questo” ha ribadito più volte il direttore generale Franco Baldini. “In realtà io percepisco una profonda ammirazione per un allenatore che vive il calcio come se fosse una scienza”.
Gli scettici restano naturalmente. Roma è un universo, e proprio per questo motivo, la città ha le proprie regole della relatività. I media locali si considerano un Large Hadron Collider , scrutando ogni particella, non importa quanto piccola, e spesso gonfiano le loro scoperte a dismisura. La reazione all’ultimo “esperimento” di Luis Enrique, ovvero un’altra sconfitta per 2-1 alla Lazio nel Derby della Capitale, ha messo di nuovo tutto in discussione.

Rimasta in 10 uomini dopo otto minuti quando il portiere Maarten Stekelenburg è stato duramente espulso per aver abbattuto Miroslav Klose in area di rigore, è stato tutto in salita da lì per Roma. Hernanes non ha sbagliato dal dischetto, punendo i cugini giallorossi proprio come aveva fatto nel primo incontro della stagione in ottobre, quando Simon Kjaer aveva steso, anche se da grande distanza, Cristian Brocchi rimediando un cartellino rosso.

La partita è sembrata finire prima di cominciare. Il Compleanno del ragazzo prodigio Erik Lamela è stato sacrificato per l’ingresso del portiere Bogdan Lobont, e anche se la Roma è riuscita a mettere a posto le cose attraverso l’incontenibile Fabio Borini, il cui ottavo gol nelle ultime 11 partite di campionato è valso anche il pareggio della sua squadra, la Lazio non era in procinto di  far andare sprecato il  proprio vantaggio. Il loro gol della vittoria, piuttosto generoso, è nato da una punizione. Cross di Cristian Ledesma a scavalcare la difesa della Roma e Stefano Mauri in scivolata devia il pallone in rete.

“Non so cosa ho fatto per meritare questo”,  ha detto Enrique a capo chino al termine della partita. “Mi piacerebbe giocare un derby con 11 uomini”. Tuttavia, troppo spesso in questa stagione, la Roma ha peccato a questo proposito. In questa stagione troppo spesso i giallorossi si sono ritrovati a giocare in dieci, in nove o addirittura in otto, record negativo del campionato di Serie A. Certo a volte i calciatori sono stati vittime di alcune decisioni sbagliate arbitrali in questa stagione, e vi è un briciolo di verità nella rivendicazione di Rodrigo Taddei quando critica l’arbitraggio anche se in modo non eccessivo (in parte a causa dell’adozione del club di una politica ammirevole, ovvero quella di non criticare le decisioni arbitrali). Ma poi di nuovo, troppe espulsioni in questo campionato sono dovute a falli gratuiti o a comportamenti a volte antisportivi.

La sconfitta di domenica, che  per la Roma era la quinta nelle ultime 10 partite e la seconda di fila, ha davvero fatto male all’orgoglio dei calciatori. E’ bruciata ancora un po’ di più per il fatto che la Lazio era dalla stagione 1997-98, allora allenata da Sven-Göran Eriksson, che non riusciva a vincere due derby consecutivi in campionato. Questo era per la Roma ‘l’ultimo treno’ per il terzo posto e per la qualificazione in Champions League.
L’atmosfera in campo era comprensibilmente e il morale molto basso dopo la sconfitta. “E ‘un pomeriggio triste”, ha rivelato a Roma il direttore sportivo Walter Sabatini. “C’è un sacco di mortificazione tra i giocatori. La situazione è negativa con gli infortuni (di Juan e Miralem Pjanic) e le squalifiche (di Pablo Daniel Osvaldo), in termini di morale. Ho visto che Luis Enrique era anche lui un po ‘giù. Per la prima volta, mi ha detto: ‘mi sarebbe piaciuto vincere il derby anche giocando male“.

La Gazzetta dello Sport ha deciso di prendere questo come un segno che la rivoluzione della Roma è ormai in ritirata. Qualcuno è andato anche oltre. Forse un po ‘troppo lontano. Sono stati creati parallelismi tra Luis Enrique e Andre Villas-Boas, sostenendo che la loro reputazione come i prossimi Pep Guardiola e JoséMourinho non volesse dire che fossero  necessariamente i loro eredi.

Vale la pena di perseverare con il confronto Enrique e Villas-Boas. Entrambi arrivati con un ‘progetto’. Entrambi hanno cercato di cambiare la filosofia e lo stile del loro nuovo club. Entrambi, in misura diversa, hanno parlato e hanno avuto la loro autorità nello spogliatoio.

La differenza principale sta nel sostegno. Quando i fischi hanno risuonato per l’eliminazione della Roma dalla Europa League per mano dello Slovan Bratislava, Baldini e Sabatini hanno chiesto pazienza e hanno ricordato ai tifosi che Enrique sta costruendo qualcosa di importante e che ci vorrà del tempo. Ben presto gli si sono stretti intorno anche i tifosi, mostrando una tolleranza insolita, spiegata da uno striscione che recitava “Mai schiavi al risultato” esposto nella Curva Sud.

Quando Francesco Totti, dopo la sostituzione col Bratislava,  si presentò a Trigoria indossando una T-Shirt con lo slogan “Basta” stampato su di essa (presumibilmente in segno di protesta per il  trattamento ricevuto da Enrique), Baldini e Sabatini rapidamente intervenirono di nuovo. Il capitano giallorosso ha detto pubblicamente che la sua maglietta era “per consentire al mister di fare il suo lavoro con calma” e ” per   mettere da parte ogni singolarità per aiutare il gruppo, altrimenti la sua situazione avrebbe rischiato di uccidere il team.” Totti è da allora titolare.

Ci sono altri esempi di come la Roma esprime il proprio sostegno a Enrique nel far rispettare il proprio codice etico, come la squalifica ad  Osvaldo per una rissa nello spogliatoio con Lamela o, la “punizione” a Daniele De Rossi per il ritardo ad una riunione della squadra. È costato il risultato in entrambi i casi, ma in una certa misura era il prezzo che valeva la pena pagare per far si che Enrique sia stato e venga tutt’ora rispettato.
Ha mai fatto qualcosa di simile il Chelsea per rafforzare la posizione Villas-Boas nel club? Certo che no. Il suo ‘progetto’  è fallito perchè non ha mai realmente avuto la possibilità di attuarlo realmente. Le condizioni richieste per la sua riuscita semplicemente non esistevano. Questo non è il caso della Roma dove c’è una fiducia senza riserve in Enrique e la prospettiva è a lungo termine.

“Siamo soddisfatti del nostro allenatore e  dell’atteggiamento della squadra”, ha detto Baldini domenica. “Nessuno si aspettava che con questa squadra potessimo aspirare a molto più di questo. Abbiamo voluto creare una base solida per poi avere una progressione graduale nel corso dei prossimi anni”. E ‘difficile immaginare Bruce Buck o Ron Gourlay uscire per dire la stessa cosa per difendere Villas-Boas.

L’unica prospettiva di divisione delle strade tra la Roma e Enrique sarebbe l’esonero a fine stagione. Sotto alcuni aspetti, sui quali il club riflette bene in caso di esonero, si sospetta che tra i potenziali successori potrebbe esserci anche Villas-Boas: almeno, finalmente, gli sarebbe data la possibilità di attuare fino in fondo il suo progetto che a Londra non è mai riuscito a realizzare.

Nel frattempo il club rimane fermo sulle proprie decisioni. Non è stato tanto tempo fa che la squadra ha vinto cinque partite di fila ed a Enrique è stato offerto un prolungamento, che ha gentilmente rimandato, dicendo che al momento non si sentiva d’averlo ancora guadagnato. Almeno, lui sa che avrà la possibilità di meritarselo futuro prossimo, a partire da Sabato sera a Palermo.

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Fonte: foxsports.com

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