CORRIERE DELLA SERA. “Undici metri”, la tragedia di Ago

Di Bartolomei

(G.Piacentini) – Si chiama «Undici metri» e sarà presentato nella sezione «Spettacoli e eventi speciali» del prossimo Festival di Roma (22 ottobre-4 novembre) il film-documentario dedicato ad Agostino Di Bartolomei.
Ottantasette minuti di immagini, di racconti e di testimonianze nei quali il regista Francesco Del Grosso ha voluto ripercorrere la vita dell’uomo più che la carriera del capitano del secondo scudetto giallorosso. Una parabola esistenziale più che calcistica, di un essere umano che dopo aver raggiunto il massimo nella sua vita professionale ha cominciato un percorso che lo ha portato alla depressione e poi al suicidio, il 30 maggio del 1994, esattamente dieci anni dopo la sconfitta della Roma nella gara più importante della sua storia, la finale della Coppa dei Campioni contro il Liverpool all’Olimpico.
Il film è un viaggio nei luoghi più importanti per Di Bartolomei: da Tor Marancia, quartiere dove è nato e dove ha mosso i primi passi da calciatore nell’Omi, fino a Castellabate dove viveva con la sua famiglia negli ultimi anni della sua vita e dove è morto, passando per Milano e Salerno, città importanti per la sua carriera. È un Di Bartolomei raccontato nel privato dalla sua famiglia – suo figlio Luca, la moglie Marisa e suo figlio Gianmarco, che Agostino ha cresciuto come se fosse stato suo – e dagli amici di infanzia (c’è stato un grande lavoro di ricerca, le riprese sono durate un anno e il montaggio quattro mesi); nel pubblico dai suoi compagni di squadra: Pruzzo, Bruno Conti, Tancredi, Nela, Righetti fino a Franco Baresi e Tassotti, tutti hanno un ricordo di «Ago». E nessuno riesce a spiegarsi i motivi che lo hanno portato al suicidio. «Con “Undici metri” – le parole del regista Francesco Del Grosso – non voglio dare risposte. Si tratta di un viaggio emozionale a cui Di Bartolomei partecipa attivamente attraverso le tante interviste e i tanti filmati che abbiamo raccolto. Il mio non vuole essere un film d’inchiesta, ma vuole aggiungere nuovi elementi e soprattutto smentire l’idea comune che Agostino si è suicidato in seguito alla depressione. Quello era solo l’ultimo stadio di un percorso. Si è costruita un’immagine secondo cui Di Bartolomei aveva scelto apposta per suicidarsi la data del 30 maggio ’94, esattamente dieci anni dopo la sua più grande sconfitta. In “Undici metri” metto in contrapposizione ciò che è scolpito nella memoria di tutti e le tante cose dimenticate. Poi sarà lo spettatore a farsi un’idea».

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