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GAZZETTA DELLO SPORT Roma spuntata Iturbe non decolla E c’è il rebus Destro

Iturbe
Iturbe

(D. Stoppini) «Forse è un avvertimento per la squadra», è un modo neppure troppo indiretto per capire che a Rudi Garcia giravano un bel po’, l’altra sera, dopo la sconfitta con l’Inter. Non girava la Roma, invece, «non è andato quasi niente, non siamo mai riusciti a trovare l’Inter fuori posizione». Traduzione: due sole occasioni vere, quella di Destro e il tiro di Sanabria a cena ormai conclusa. Lettura più approfondita: il terzo attacco dello scorso campionato, quello stesso reparto in cui la società ha messo anima, cuore e portafoglio con l’affare Iturbe, è in difficoltà. Difficoltà estiva, certo, ma che è Garcia stesso a non voler sottovalutare. La Roma si è inceppata lì davanti, la trazione è stranamente solo posteriore, il motore va a pieni giri solo quando a metterlo in moto è Totti, of course.

A Boston ieri sfilavano i portoricani in festa, proprio a due passi dall’hotel che ospita la Roma: balli e musica a cielo aperto, divertimento puro. Garcia in questi giorni si è divertito meno. Perché a guardare indietro si è accorto che in tre partite di Guinness Cup la squadra ha segnato tre reti.Non è il numero a preoccupare, è il modo in cui sono arrivati i gol a far riflettere: l’unica azione vincente degna di questo nome è quella iniziata e chiusa da Totti contro il Real Madrid. Il resto è nel gioiello di Pjanic da centrocampo e nel rigore di Totti allo United, non certo due movimenti studiati in allenamento. Ancora prima, nel test con il Liverpool, era stato un contrasto vinto da Borriello su corner a decidere il match.

I singoli Sui motivi incide una preparazione che a questo punto dell’estate non può che essere parziale. E pure le difficoltà di inserimento di Iturbe, che ora la società sta cercando di proteggere dalla pressione: nessuna intervista, please, solo campo. È l’unico giocatore schierato da Garcia quattro volte su quattro da titolare negli States: chiaro l’intento di voler inserire al più presto il ragazzo nei movimenti di squadra. Finora non è andata bene: qualche timido segnale contro l’Inter, ma in generale ancora la sensazione di un ragazzo che gioca una partita diversa rispetto ai suoi compagni. «Non esiste altra scelta se non continuare a lavorare», ha scritto ieri il giocatore su Twitter. In fondo vale anche per Destro, ancora a secco e protagonista di un paio di occasioni clamorose mancate. Il suo futuro non è scontato: è uno dei nomi che circola come possibile uscita, il Wolfsburg pare voglioso di arrivare a offrire 25 milioni (ma a Trigoria sono fermi ai 22 già rifiutati a giugno), l’attaccante non è felice della destinazione ma sa pure che da qui al primo settembre il suo scenario può cambiare. Come quello di Ljajic, che paradossalmente è uno dei segni «+» della tournée. E quello di Florenzi, che per Garcia «resta un attaccante» ma intanto ha passato una tournée a coprire i vuoti altrui.

Gervinho adegua Intanto è sfumato Ferreira Carrasco, piace Luiz Adriano dello Shakhtar ma costa tanto. Meglio consolarsi con Gervinho, che Garcia riavrà in Austria con un sorriso più largo, se è vero che sul fronte contratto le parti sembrano essersi avvicinate. L’ivoriano dovrebbe vedersi riconosciuto un adeguamento dai 2,3 milioni attuali a 2,9, contro i 3,5 inizialmente richiesti, mentre la scadenza dovrebbe restare il 2017. Con il procuratore c’è un accordo di massima da ratificare al rientro dagli Stati Uniti. E chissà che con lui non torni il sorriso all’attacco tutto.

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