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GAZZETTA DELLO SPORT Autogollonzo di Manolas, Roma svirgola. Esulta la Samp

Verona-Roma Manolas
Verona-Roma Manolas

(P. Archetti) Statisticamente, la Sampdoria è regolare e puntuale come una qualsiasi tassa: tre partite in casa, tre vittorie. È la Roma ad ansimare nella prima sconfitta, a farsi travolgere dall’impasto di critiche e sarcasmo che nella capitale può seppellire un allenatore soltanto alla quinta giornata, ma con sette punti lasciati e una posizione mai così brutta nelle due sue precedenti annate, mai sotto il terzo posto. Ma le storie delle partite non sempre vengono esattamente raccontate dai numeri finali, ci sono molti capitoli diversi dalla conclusione. La Roma trova un magnifico modo di perdere, la Samp una stupenda maniera di vincere.

I MOTIVI – I gol del successo sono errori della banda di Garcia, provocati dal carattere e dal tentativo di emergere dei doriani, inferiori nel palleggio e nelle occasioni. La barriera non copre sulla punizione di Eder; poi un’autorete vera, anche per Fifa e Uefa, con Manolas che butta nella sua porta un contropiede chiuso ancora dal brasiliano di Conte, il migliore dei suoi con Viviano: un colpo a inizio ripresa, un altro a cinque minuti dal 90’, ecco la sentenza inappellabile. Prima e dopo soltanto tanta Roma, con percentuali schiaccianti di dominio. Ma la qualità, il cinismo e anche un po’ di fortuna battono la quantità e l’affanno di alcuni avversari.

SUPERIORI SENZA SEGNARE – Per esempio: la superiorità sui corridoi è visibile soprattutto a sinistra, subito, e anche sull’altro lato nella seconda parte: è una questione aritmetica di tre contro due, perché Pereira (esterno basso) e Barreto (interno destro) non vengono aiutati da punte e affini, quindi le corse e i triangoli giallorossi approdano sempre verso il fondo. Come contro Mesbah in seguito. Non sarà record mondiale di corner calciati in 45 minuti, ma quota dieci, che poi sarebbe undici ma l’arbitro non fa battere per fine tempo, è un esempio della facilità con cui si può attraversare tutto lo schieramento doriano, troppo trasparente per non essere compreso. Fra l’altro la Samp difende male sui primi angoli, lasciando anche le conclusioni a Nainggolan e Pjanic, mentre Dzeko non trova l’unghiata: poi però prende coraggio e riesce in qualche maniera a liberare. I padroni di casa vivono di riconquista e contropiede, all’inizio, poi invece restano sotto la palla, perdono aggressività poiché il rombo diventa un lusso faticoso, gli interni devono faticare il doppio. Ma in tutta questa sofferenza c’è l’essenza della sfida: i 21 cross giallorossi del primo round sono il primato finora in campionato, come i 39 totali, mentre i 18 corner totali non si vedevano dal novembre 2013. In tutte queste eruzioni, le nove conclusioni non fanno altro che esaltare Viviano, perché spesso sono tiri da fuori, non verdetti da due passi.

SAMPDORIA NUOVA – La Samp aveva sempre incassato due gol in tre match su quattro di questo scorcio di torneo. Zenga allora risistema il settore difensivo, tiene in panchina Moisander e Regini, piazza a sinistra Mesbah ai primi minuti in campionato, e Zukanovic centrale, come spesso nel Chievo, accanto a Silvestre che poi si fa male e deve entrare Moisander. Il trequartista Correa è un debuttante dall’inizio, dopo due spezzoni. Non riesce a frenare i giallorossi, si fa vedere soltanto per la punizione che fa nascere il vantaggio. Quando Zenga è avanti e si copre con Ivan per Correa e Soriano finto trequartista, Garcia toglie Falque, deludente, per Gervinho, più mobile. Avanti con le scorribande sui lati.

ROMA TITOLARE – Il pareggio è l’ennesima pennellata intelligente di Pjanic, il più bravo dei suoi, abile nel cercare l’assist per Salah (oltre al gol, poco). Garcia ha sistemato i migliori sul prato e tutti i ricordi acidi delle rotazioni effettuate contro il Sassuolo non possono diventare scusanti. Con De Rossi difensore, è Keita a recitare il suo ruolo più avanti: quasi tutti funzionano, non però Nainggolan e Falque. In ogni caso l’1-1 sembra già un destino accettabile per i doriani e il debutto di Cassano, visibilmente rotondo, è un modo per far guadagnare falli e tempo. Ma mentre la Roma si incastra nei settemila corner senza un’idea di conclusione, la Samp vola nel contropiede assassino in cui anche Fantantonio mette il piedino.

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