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GAZZETTA DELLO SPORT Giustizia sportiva e nomine, Malagò pesca nel vivaio

Il presidente del Coni Giovanni Malagò

(R. Palombo) Ci vuole un attimo a trasformare il nuovo Coni del fare nel meno seduttivo Coni del faremo, come capita troppo spesso all’attuale Governo. Preoccupato da questa rischiosa deriva, il presidente Giovanni Malagò sfrutta le brevi soste tra i suoi frequenti viaggi (l’altro ieri in Val d’Aosta, ieri in Veneto) per darci dentro con la riformadella giustizia sportiva. Annunciata come una priorità in campagna elettorale, quando si parlava di realizzarla entro lo scorso 30 giugno, poi portata a fine anno solare per evidenti impossibilità realizzative, la riforma è diventata un mantra. S’ha da fare, altrimenti la figuraccia diventa peggiore di quella che sta facendo la Politica con la legge sugli stadi. Calendarizzatore come nessun altro, Malagò ha già fissato il giorno, anzi la due giorni: Giunta Coni di mercoledì 18 dicembre, Consiglio Nazionale di giovedì 19.

E’ lì che la grande riforma verrà licenziata urbi et orbi. A questo punto uno si immagina il riassunto delle puntate precedenti, fatto di settimane, mesi di lavoro permettere a punto qualcosa che sappia distinguersi dalla riforma pateracchio del febbraio 2012, momento non proprio esaltante della pur dignitosa legislatura PetrucciPagnozzi. In realtà, la cronaca è piuttosto avara: il documentomemoria richiesto anzi preteso da Malagò al calcio, che Abete presentò a stretto giro di posta, data 18 aprile. Poi, con un balzo temporale di ben sette mesi, la grande e poco pubblicizzata adunata che si è tenuta al Coni il 20 novembre. Quel giorno Malagò, che quando si mette in moto va a una velocità capace di infrangere il muro del suono, ha ricevuto e ascoltato insieme a Chimenti, Fabbricini e Soro i responsabili delle Procure federali di tutte le federazioni dalle ore 17 alle ore 18, le commissioni Disciplinari di tutte le federazioni dalle 18 alle 19, e le Corti di Giustizia o più in generale i giudici di secondo grado di tutte le federazioni dalle 19 alle 20. Tanta capacità di sintesi ha lasciato stupito, o meglio stupefatto, più di un interlocutore, scettico sulla possibilità che una riforma complessa come quella della giustizia sportiva possa consumarsi con tre ore di adunate oceaniche, dove basta l’indirizzo di saluto di un Palazzi qualsiasi, proverbiale per la propria lentezza non solo investigativa, per dare un ulteriore taglio ai tempi a disposizione.

Cosa scaturirà da tutto ciò? Mistero, ma non troppo. Celerità dei processi sportivi coniugata a una tutela dei diritti della difesa, rivisitazione parziale della responsabilità oggettiva, diversa gestione del patteggiamento, ipotesi di nuova divisione tra organi inquirenti e organi requirenti (Palazzi da buon superprocuratore è contrario), ci sarà di tutto un po’. La sola certezza, ed è una buona notizia, è che scomparirà il famigerato Tnas, lo «scontificio » (copyright di Malagò) che proprio in queste ore sembra ne stia combinando un’altra delle sue con Gillet. Presso il Coni rimarrà una versione riveduta e corretta dell’Alta Corte di Giustizia che probabilmente cambierà nome (il più gettonato è quello di Corte Suprema, ma non è detto) , sorta di vera e propria Cassazione dello Sport, potrà intervenire sulla legittimità delle sentenze federali ma non sul merito. Su chi sarà chiamato a presiederla, è match stretto tra due «ragazzi in gamba» della scuderia Malagò, provenienti dal vivaio Canottieri Aniene: il professor Mario Sanino, che è parte attiva nella riscrittura dei codici di giustizia sportiva insieme agli avvocati Conte e Tobia, e il dottor Pasquale De Lise, entrambi assidui frequentatori del calcio. Il primo presiede la terza sezione giudicante della Corte di giustizia federale. Il secondo guida la Commissione dei garanti della giustizia sportiva Figc dopo avere presieduto il Tar del Lazio e poi il Consiglio di Stato. Due «ragazzi» di 75 e 76 anni, uno dei quali, probabilmente Sanino con De Lise che potrebbe consolarsi facendo il garante dell’intero Coni, prenderà il posto dell’attuale presidente dell’Alta Corte di Giustizia Riccardo Chieppa. Che, complimenti vivissimi, di anni ne ha 87.

 

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