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IL MESSAGGERO Conte, arriva la conferma

Antonio Conte

(S. CARINA) –È Carobbio contro tutti. O quasi. Il terremoto provocato dalle rivelazioni dell’ex calciatore del Siena alla procura federale –nelle quali accusa apertamente il club toscano e il tecnico Conte di aver combinato le partite contro Novara e AlbinoLeffe – vengono negate dalla quasi totalità dei soggetti che sarebbero stati a conoscenza o coinvolti nella manipolazione delle gare. A partire dal ds del Siena, Perinetti («Non ho avuto contatti con la società del Novara, né prima e né dopo la gara») e dal dirigente Faggiano: «Non ho avuto alcun sentore al riguardo. Tra l’altro Conte era molto motivato ad arrivare primo, visto che voleva giungere davanti all’Atalanta che lo aveva esonerato». Negano anche i due calciatori, Gheller e Bertani, con i quali Carobbio riferisce di aver parlato prima del match. Così Gheller«È vero che parlammo prima dell’incontro, ma ci scambiammo solo qualche convenevole di rito e Bertani non c’era». Gli fa eco Bertani: «Nego che Carobbio mi abbia parlato prima della gara». «Inverosimile lo scenario dipinto», è la considerazione di ieri del presidente Mezzaroma.

L’unica conferma – ma rilevante – alle accuse del centrocampista, arriva dalla deposizione del vice allenatore dell’AlbinoLeffe, Poloni: «Ho sentito sia i calciatori del Siena che dell’AlbinoLeffe che si mettevano d’accordo: ci avrebbero concesso la vittoria nel caso in cui, nel corso della partita, gli altri risultati avessero configurato un vantaggio per l’AlbinoLeffe a vincere». Parole che aggravano la situazione della società toscana visto che rafforzano la versione di Carobbio, già ritenuto dagli inquirenti un teste attendibile.
Dalle carte, emergono anche alcune tesi difensive curiose. Guzman, ad esempio, dichiara «di essere devoto alla fede e di far parte degli Atleti di Cristo in Italia. Sapendolo nessuno si è mai avvicinato per un fine illecito». Luciano non è da meno: «Cossato non mi avrebbe mai proposto nulla di losco perché sa che per il mio credo religioso non posso scommettere». Particolare interesse, invece, suscita la deposizione di Gervasoni, il grande accusatore di questa prima tranche del calcio scommesse.
Oltre a confermare le decine di gare taroccate in serie B e Lega Pro, e le combine per le partite Palermo-Bari, Chievo-Udinese e Chievo-Novara di coppa Italia, all’ex calciatore del Piacenza vengono poste diverse domande sulla posizione della Lazio. Dal suo interrogatorio si evince come oltre alle gare con Lecce e Genoa (dove Rosati, Benassi, Ferrario, Milanetto, Rossi, Dainelli, Corvia, Mauri e Brocchi negano «qualsiasi tipo di anomalia») sarebbe stata manipolata anche Lazio-AlbinoLeffe di coppa Italia ma non per conto dell’organizzazione degli “zingari”: «So solo che Gegic mi disse che la partita era stata combinata al di fuori del loro interessamento».
Riguardo invece all’incontro con i liguri, dopo aver escluso un coinvolgimento di Dainelli, conferma quanto detto ai pm di Cremona, spiegando che l’accordo era «per un over nel primo tempo». Su Lecce-Lazio, dichiara «di aver assistito alla telefonata tra Gegic e Zamperini. Al termine Gegic mi ha detto che Zamperini aveva contattato Mauri per combinare un risultato a favore della Lazio, determinando un over con due gol di scarto. Quando incontrai Gegic e Ilievski mi dissero che avevano corrotto Benassi, Rosati, Mauri e altri calciatori, e che erano stati investiti per la corruzione 400mila euro».
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