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REPUBBLICA.IT Roma, Garcia pugno di ferro: tutti in ritiro

 

Roma-Genoa Garcia
Roma-Genoa Garcia

(M. Pinci) – Il tempo di proclami e propositi è finito. A Trigoria dopo il ko di San Siro è suonato l’allarme: il secondo posto a tre partite dalla fine dei giochi è profondamente in bilico, ora anche l’ottimista Garcia sembra aver indossato i panni del sergente di ferro. Dopo gli alibi, i proclami e le speranze, tecnico e società hanno deciso per un allenamento punitivo di domenica mattina e poi per un inedito ritiro. Il modo per dare alla squadra la misura della gravità della situazione, forse: chissà se in tempo o meno per riprendere in mano la stagione.

“GARA INACCETTABILE, ORA BASTA”, PRESTO IL RITIRO – “Una gara inaccettabile“. Sintetizzando, così Garcia ha accolto i calciatori a Trigoria. “Inaccettabile“, ha definito la partita di San Siro che ha interrotto la serie di due vittorie di fila: una definizione condivisa con la società, con cui il tecnico si è intrattenuto a lungo sabato notte, di ritorno da Milano, chiacchierata in cui ha comunicato a Sabatini l’intenzione di chiudere la squadra in “clausura” per tutta la settimana. Non da subito, almeno questa pare l’intenzione dell’allenatore, che vorrebbe riunire tutti, squadra e dirigenti, da martedì o mercoledì. Intanto i giocatori sono tornati a casa e passeranno la domenica in famiglia, mentre il club sta scegliendo le modalità per il ritiro. Garcia era furioso sabato notte, dopo aver raccontato nelle interviste di una squadra che ha “regalato un’ora” agli avversari. E alla ripresa, domenica mattina, è stato durissimo con i suoi uomini, nella riunione prima dell’allenamento, durata una ventina di minuti: “È inaccettabile – ha detto – rilassarsi dopo soltanto due vittorie. Ma avete capito quanto sia importante centrare il nostro obiettivo? Mancano solo tre partite, non ci sono più scuse e non c’è più tempo. E’ suonata la campanella dell’ultimo giro“.

CREPE INTERNE – Al tecnico è sembrato che qualcuno abbia staccato la spina. Ha attaccato i singoli pubblicamente, se l’è presa con Pjanic, pur senza nominarlo (“A centrocampo abbiamo la qualità per riuscire a non perdere palla regalando il contropiede“, ha detto a proposito del primo gol rossonero). Ha la percezione che la squadra non capisca l’importanza del traguardo, o almeno sottovaluti gli impegni e approcci con leggerezza. Non a caso, forse, qualche settimana fa parlando della sconfitta della Primavera disse: “Meglio costruire sulle delusioni, quando va tutto bene rischi di sentirti arrivato“. Un messaggio spedito in realtà ai propri giocatori. Ma anche nel gruppo qualcosa non funziona più come prima: l’istantanea di quanto la squadra non si aiuti in campo la restituiscono gli ultimi 30 secondi del primo tempo di Milano. Nainggolan porta palla, i compagni fermi ad aspettare il pallone, lui prova l’inserimento, perde un contrasto, l’arbitro fischia e il belga furioso si rivolge alla squadra mostrando l’indice: “Non c’era uno che mi aiutasse“. Il segno che qualcosa anche nel gruppo sembra incrinato profondamente.

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