CORRIERE DELLA SERA Campo Testaccio: una discarica. Rifiuti, erbacce, ratti e bisce

Campo testaccio
Campo testaccio

Avrebbe compiuto 87 anni proprio in questi giorni, ma Campo Testaccio, culla e prima sede della Roma, è ridotto a una sorta di bosco selvaggio pieno di rifiuti, ratti e bisce. Oltre che rifugio per sbandati e senzatetto, che hanno occupato gli spogliatoi semidistrutti e i piccoli container lasciati dal Consorzio Romano parcheggi, la società che secondo l’ordinanza comunale n. 234 del 13 novembre 2009 avrebbe dovuto realizzare in 18 mesi sotto l’area di gioco uno spazio da 265 posti auto, da gestire per 90 anni, al costo di un milione di euro, garantendo però a fine lavori il ripristino del campo di calcio e anche la realizzazione di due campi da calcetto.

A firmare il provvedimento fu l’allora sindaco Gianni Alemanno, ma l’inserimento dell’area nel Pup, il Piano urbano parcheggi, risale al 2006, quando il primo cittadino era Walter Veltroni. Il progetto è poi naufragato in una serie di revoche della concessione (Alemanno nel 2012, quando i lavori si erano fermati dopo lo smantellamento del campo), ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato, che lo scorso anno aveva di fatto dato ragione al Comune.

L’area confina con i giardini di un plesso scolastico pubblico che comprende un asilo nido, una scuola materna (la «Biocca») e la media «Elsa Morante». I genitori sono preoccupati non solo per le frequenti incursioni nelle aule di ratti e bisce ma anche e soprattutto per la vicinanza dei poco urbani «residenti» del campo, diviso dagli istituti da una semplice rete in ferro che si scavalca facilmente. C’è chi parla di furti di cibo nelle mense.

«E’ una vergogna che il campo resti così», dice Rita Brandi, avvocato e portavoce del Roma Club Testaccio. «Abbiamo raccolto oltre 2 mila firme a sostegno del nostro progetto ecosostenibile di recupero del campo che oltre a quello di calcio ne prevede uno per la pallacanestro e anche un’area per le colonnine elettriche di ricarica dei mezzi. Vorremmo che fosse il Municipio a gestirlo, perché resti pubblico. Abbiamo tutto pronto, ma agli amministratori non interessa. L’avevamo presentato a Marino, è stato depositato al Gabinetto del sindaco e protocollato nel giugno 2015, ma non abbiamo mai ricevuto risposte».

Alessandro Ciancamerla dell’associazione «Riprendiamoci Campo Testaccio» conferma: «L’area dovrebbe essere messa a bando dal Comune, ma probabilmente sarebbe antieconomico, con costi troppo alti per i privati, visto la situazione ormai degradata dell’area. Però qualcosa bisogna fare».Aggiunge Marzio Ciaralli, di «Testacciointesta», associazione che pubblica anche un giornale rionale:«Finchè il Comune non deciderà cosa fare del campo, possiamo solo aspettare. Secondo noi dovrebbe diventare un polo sportivo, che al momento a Testaccio non c’è. Non solo per il calcio, ma anche e soprattutto la pallacanestro che nel rione ha una lunga e importante tradizione. Ma può andare bene tutto, l’importante è non lasciarlo in questo degrado così mortificante, se ne potrebbe fare anche un parco pubblico».

Inaugurato il 3 novembre del 1929, già nel 1940 fu smantellato perché ritenuto troppo piccolo e insicuro. Il resto è storia di oggi, con gli alberi cresciuti in fretta fra i rifiuti. “E’ una storia che non conosco a fondo – spiega Paolo Berdini, attuale assessore all’Urbanistica –.  Ma prometto di studiarla prima possibile per dare una risposta ai cittadini”. 

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