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IL TEMPO «Vado in discoteca ma vinco lo stesso»

Gervinho e Nainggolan
Gervinho e Nainggolan

(E. Menghi) – Si autodefinisce «un calciatore da discoteca», lontano dall’esempio di chi come Totti si allunga la carriera grazie ad una vita regolare. A Nainggolan piace godersi la vita e non ne ha mai fatto mistero: «Non mi hanno mai rimproverato per questo. Non ho voglia – ha raccontato al mensile Rolling Stone qualche settimana fa – di stare a casa tutte le sere. Nei momenti giusti bisogna scatenarsi un po’ e io conosco tutti i locali del centro».

A Roma gli capita spesso di incontrare i tifosi quando va a ballare e «finché uno va bene in campo va bene anche fuori. Io non faccio danni, non faccio male a nessuno, vivo solo la mia vita. Girando a piedi se qualcuno mi riconosce sono morto, allora io mi incappuccio».

Il suo modo di nascondersi, giusto per evitare la fila dei fan che non gli hanno mai contestato lo stile di vita, perché vedono che quando c’è la partita corre il doppio degli altri. Solo una volta, dopo il 3-0 casalingo subìto con la Fiorentina e valso l’eliminazione dall’Europa League nella scorsa stagione, la Sud ha alzato un coro per cui non può non essersi sentito tirato in causa: «Se vedemo in discoteca, se vedemo in discoteca» il canto ironico verso i giocatori .

Sui social è girato in estate un video in cui si scatenava ad Ibiza con fidanzata e amici tenendo una birra in mano. Il Ninja ha sempre premesso che con questi ritmi difficilmente appenderà gli scarpini al chiodo a 40 anni: carriera più breve, senza rinunciare al divertimento insomma. E ai tatuaggi, una vera passione: ne ha una cinquantina sul corpo, i primi spazi li ha occupati ai tempi del Piacenza, dieci anni fa.

Gli danno l’aria da duro che in campo dimostra di essere. La grinta è il suo marchio di fabbrica, nel rettangolo di gioco è quello che serve per strappare palloni agli avversari, il problema è quando Nainggolan la riversa contro chi, specialmente su Twitter, lo offende: «Ti mandano a quel paese ovunque e se lasci sempre perdere non va bene. Ogni tanto rispondo: fa capire il carattere della persona. Una squadra di calcio è come una famiglia, se insultano un mio compagno, io lo difendo. Io vado in guerra per i miei compagni, lo faccio per vincere la partita e lo faccio anche quando si perde».

I tifosi della Juventus sono da sempre i suoi primi avversari social: «Twitter lo gestisco tutto io. È importante per stare in contatto con i tifosi. È vero, alle provocazioni rispondo spesso. Io sono così. Ma devo essere rispettato, sia come giocatore sia come persona. Io sarei uno che va d’accordo con tutti, ma in campo voglio solo vincere e ogni tanto può esserci qualche battibecco con chi non mi segue. Tutto finisce lì».

Anche quando era un bambino Radja si distingueva dagli altri per questo carattere forte che lo contraddistingue: «Ho sempre giocato così. Da piccolo coprivo ruoli più offensivi, perché i ragazzini vogliono fare sempre gol, ma sono uno che ha lottato sempre per ottenere qualcosa e non mi sono mai fermato, neanche adesso che gioco in una grande squadra».

Con la Roma sogna di vincere uno scudetto che, come disse una volta, ne vale dieci con la Juve. Perché Nainggolan è così, un tipo schietto che si gode la vita, dentro e fuori dal campo.

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