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IL MESSAGGERO Garcia: “Porterò la mia Roma al centro del mondo”

Rudi Garcia
Rudi Garcia

(U.Trani) – Ancora la Fiorentina, nel quarto di finale di Coppa Italia, come il 16 gennaio 2013 al Franchi. Due anni dopo, stesso match da dentro o fuori, ma all’Olimpico. Come fosse la rivincita di quella notte che, lunghissima fino ai supplementari, finì con il successo dei giallorossi. Montella, mai capace di battere la sua ex squadra nei 9 precedenti (6 sconfitte e 3 pareggi), è sempre sulla panchina viola; nella Roma non c’è più Zeman che, in emergenza, ripudiò incredibilmente la sua idea calcistica, scegliendo la linea a 3 e non a 4 in difesa, per andare avanti. E non è più qui nemmeno Destro che firmò il gol qualificazione. Chi passa stasera, avrà in premio la doppia sfida contro la Juve, rivale odiatissima per entrambe. E’ l’obiettivo dichiarato di Garcia: «Vogliamo arrivare in semifinale, ma anche se ho pensato ai bianconeri, non sono loro a fare aumentare le nostre motivazioni. Noi dobbiamo fare il nostro contro la qualità dei viola».

APPELLO ALLA GENTE «Non è questo il momento più delicato della mia gestione, ma quando arrivai sulle macerie: sto ricostruendo da diciannove mesi». Il francese ci tiene a chiarirlo perché non dimentica che cosa trovò a Trigoria dopo la finale persa il 26 maggio 2013 contro la Lazio. Stasera riapre la Sud e Garcia si rivolge proprio ai tifosi: «Non ci fermiamo, il futuro di questa società e della mia Roma è la vittoria. E ridare orgoglio alla sua gente. È bizzarro dirlo ora: non voglio che la Roma sia al centro del villaggio, la voglio al centro dell’Italia, forse anche del mondo. Serve pazienza. E sicurezza nei nostri mezzi. Non dobbiamo mai arrenderci, anche nella difficoltà e quando la sfortuna ci si mette contro. Ritroviamo il cuore della tifoseria: sabato ci è mancato. Al nostro pubblico garantisco che i giocatori daranno il cento per cento: pure se non ci riesce tutto, non accetterei mai di vederli mollare. Siamo comunque i primi a essere dispiaciuti per il digiuno di vittorie». L’ultimo sorriso in casa è lontano: 30 novembre contro l’Inter. A seguire 5 pari di fila all’Olimpico, contando anche quello al 90° nell’ottavo di Coppa Italia (successo poi ai supplementari): contro il Sassuolo, il Milan, la Lazio e per due volte, una dopo l’altra, l’Empoli. «Soffriamo di pareggite acuta».

EMERGENZA E SOFFERENZA «Abbiamo perso Iturbe, Strootman e neanche nomino Castan. Con tanti infortuni viene a mancare un pò di freschezza. A centrocampo e in attacco siamo contati, dietro giocherà Manolas». Il difensore, squalificato a Cagliari, partirà dall’inizio. Spazio ai migliori (più Skorupski e Cole), proprio come farà Montella che ha rinunciato al ritiro e arriverà nella capitale in treno prima di pranzo. «Nessun alibi per le assenze: possiamo vincere contro tutti» avverte. Il messaggio è al gruppo che ha perso l’autostima. «Non è facile tornare in partita se la squadra non è forte mentalmente. Dobbiamo migliorare l’approccio iniziale alle gare, per non cominciare con l’handicap. Se si fa un metro in più per aiutare il compagno, allora diventa tutto più semplice. I giocatori sono uniti, ma devono dare di più. La preparazione non c’entra e si vede dal comportamento nei secondi tempi. Bisogna solo ritrovare la fiducia. Chi mi conosce bene sa che più le cose si fanno dure, più sono carico e più credo nella mia squadra. Finchè i giocatori danno tutto in campo».

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