LA STAMPA Je suis Tottì

Totti esulta
Totti esulta

(M. Gramellini) – Scendendo dai massimi sistemi all’unica religione di massa ancora praticata in Europa, il calcio, fa riflettere che il presidente laziale Lotito abbia considerato l’esultanza di Totti una provocazione. Dopo avere segnato il secondo gol, e che gol, il capitano della Roma si è fatto un autoscatto con i tifosi giallorossi. Si potrà discutere sulla sempre maggiore complessità delle pratiche di festeggiamento negli stadi. E chi ha i capelli bianchi, o non li ha proprio più, forse rimpiangerà le esultanze composte dei campioni del secolo scorso, che si limitavano ad alzare le braccia al cielo e a scambiarsi pacche virili con i compagni. Ma una cosa è sicura: il gesto di Totti era una manifestazione di gioia e non di strafottenza, quale sarebbe stato un autoscatto sotto la curva abbacchiata degli avversari. Eppure il presidente della Lazio, che sa di latino ed è uomo di vaste letture, vi ha intravisto nientemeno che un’istigazione alla violenza.

Come il filosofico Lotito sa bene, nel mondo della materia tutto è duale e dunque lo stesso gesto produce effetti sia positivi sia negativi. Un gol, per esempio, mette qualcuno di buon umore e getta nello sconforto qualcun altro. La differenza fra gioia e provocazione la fa l’intenzione. Anche delle vittime. Spesso, infatti, ci si sente tali per narcisismo. Perché si è convinti che gli altri, quando fanno qualcosa che ci dà fastidio, stiano pensando a noi. Offendersi è diventato un modo di darsi importanza. Invece non siamo quasi mai al centro dell’attenzione altrui, purtroppo. Cioè per fortuna.

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