IL ROMANISTA Super De Sanctis scalda la voce

De Sanctis

(V.Meta) – L’ultima cosa che ha detto Morgan De Sanctis dalla zona mista di San Siro, la voce per niente arrochita nonostante la solita dose di urla, è stata una specie di chiamata alle armi. «Noi vogliamo giocare. Non importa quando, magari venerdì, ma vogliamo giocare». Roma-Napoli è cominciata lì. Anzi no: per il portiere meno battuto della Serie A, Roma-Napoli è cominciata il 19 maggio all’Olimpico, più che una partita, una soglia fra un passato che stava per passare e un futuro di là da venire. Chi ancora crede all’esistenza del caso, farebbe meglio ad arrendersi.

Alla Roma è arrivato al posto di Rafael, quello che adesso fa il dodicesimo di Reina nel Napoli, di Julio Cesarterzo di Green al Queens Park Rangers e di Emiliano Viviano, che forse aveva cercato la Roma più di quanto la Roma avesse cercato lui e che adesso è il ventiduesimo diSzczesny all’Arsenal. «È la mia ultima grande occasione» aveva detto il giorno della sua presentazione, in impeccabile completo d’ordinanza nonostante il caldo di metà agosto. Occasione che non avrebbe potuto cogliere meglio: sette partite e un solo gol subito, «e non vorrei si pensasse che è solo perché gli altri non tirano in porta»Orgoglio di smentire il pregiudizio. Dicevano che il punto debole della Roma fosse la difesa, perché Castan e Benatia erano troppo lenti per poter giocare insieme, perché la partenza di Marquinhos si sarebbe sentita, perché De Sanctis ha trentasei anni.

Adesso i numeri – mica le chiacchiere a bocce ferme – dicono che il punto forte della squadra di Garcia è proprio la difesa, che sarà Higuain a doversi preoccupare dell’esame Castan-Benatia e non il contrario. «Ma per me andrebbe bene anche vincere sempre 4-3, eh – ha detto il tecnico -. Solo che Morgan non sarebbe molto d’accordo…».

D’altra parte, Morgan lo aveva capito prima di tutti, quale poteva essere il segreto per far funzionare le cose là dietro: «Al di là degli errori individuali che possono capitare, un portiere si esprime al meglio se non viene lasciato solo». Sarà per questo, per far sentire la sua presenza, che in campo urla talmente tanto che prima o poi spazzerà l’area a colpi di decibel.

Tutt’altra storia rispetto a Stekelenburg, che aveva un modo di interpretare il ruolo diametralmente opposto e di parole ne ha sempre spese poche, anche perché non aveva mai imparato l’italiano. La voce la fa sentire anche nello spogliatoio, De Sanctis, che per esperienza e temperamento sembra rispondere piuttosto bene all’identikit dei famigerati “saggi” di Garcia. La chiarezza nel parlare è anche il primo dei meriti che Morgan riconosceva al tecnico francese già poche settimane dopo aver cominciato a lavorare con lui: «Ci dà delle indicazioni precise e soprattuto chiare. Mi ha colpito».

A Napoli ha passato quattro stagioni dopo la parentesi a Istanbul con il Galatasaray, seconda delle due esperienze estere seguite alla lunga esperienza all’Udinese. Avrebbe preferito un epilogo diverso, invece tanto per cambiare gli è toccato alzare la voce per chiedere a De Laurentiis se la società avesse ancora intenzione di puntare su di lui. Ottenuta risposta negativa, non ha avuto dubbi, la Roma era la sua ultima grande occasioni. Non per niente, il proposito di inizio stagione confidato agli amici non poteva essere più chiaro: «Darò l’anima». Per tutto il resto ci sono le urla.

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