LA REPUBBLICA Venditti: “Non sono un verme e amo sempre la mia Roma”

Venditti

(A. Venditti) – Caro direttore, da un lenzuolo appeso vicino a casa mia di notte ho scoperto di essere un verme. Perché amo Roma e la Roma? Perché sono una persona libera, persino di dire ciò che pensa? Perché vorrei una società all’altezza della storia, della cultura e dei valori della squadra che amo da sempre? Perché Roma non può essere a Boston, e i miei colori sono il giallo e il rosso e non il bianco e il verde dei Celtics? Perché ho voluto regalare i miei inni e i miei Circo Massimo alla città, per una festa collettiva, di tutti? Perché non so sputare su ciò che mi fa emozionare? Perché continuo a pensare che la Roma debba essere unità e non divisione? Perché altri non sanno intavolare una discussione serena che non sfoci nell’insulto?Perché le offese restino pubbliche ma anonime? Perché sogno ancora momenti di gioia coni miei colori? Perché sarà pur vero che la Romasi ama, ma a volte si può anche discutere? Perché dal confronto (onesto) delle idee si può diventare tutti migliori?

Ho scoperto di essere un verme, ma non credo di esserlo. Vivo soltanto lo smarrimento di chi soffre nel vedere il progetto che resta una parola senza contenuti. Voglio da sempre una squadra che ci fa sentire amici anche se non ci conosciamo. In un calcio che è diventato altro da ciò che conoscevo e in cui non sempre mi riconosco, vorrei che resistessero le bandiere, la voglia, la passione. In Intemet ho letto tanti interventi su questa polemica decisamente eccessiva: è così grave esprimere un’idea e un auspicio? Continuo a pensare che la libertà di essere, di dire, di pensare purtroppo abbia un costo, e che gli inni non siano solo canzonette. Ma da un lenzuolo ho appreso di essere un verme, e questo non mi pare giusto né vero. Non c’è giustizia né verità in quelle parole: due valori in ribasso di questi tempi, che invece vorrei ritrovare nella squadra in cui, nonostante tutto, continuo a credere. Proprio per essere lontano da ogni tipo di potere, speculazione e privilegio, ho sempre rifiutato tessere ad honorem che tutti i presidenti della Roma mi hanno gentilmente offerto, per mantenermi una libertà di critica che sarebbe stata contraddittoria se avessi accettato le offerte. Il mio posto è sopra lo striscione Roma Capoccia e anche quest’anno ho rinnovato il mio abbonamento. E la mia libertà di pensiero non ha padroni ne padrini in nessuna radio e in nessun giornale.

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