DOPO PARTITA La lettura dell’incontro di Paolo Marcacci

Totti

“È uno di quei giorni che ti prende la malinconia…” come in quella canzone di Ornella Vanoni in cui il mesto sentimento non se ne andava fino a sera…Oggi avremmo dovuto citarne una di Jannacci (ciao) ma le sue cominciavano apparentemente senza capo né coda, come questo dimenticabile (con speranze di rimozione) Palermo-Roma , però poi si capiva il filo rosso della polemica e dell’ironia che legavano pensieri strampalati. Il pomeriggio del “Barbera” senza champagne, così ricordiamo anche Gaber, finisce invece peggio di come è cominciato: con la rassegnazione sulle facce dei giocatori per tutto il secondo tempo, con lampi di singole giocate da parte dei giallorossi che per qualche secondo ricordano a tutti quale sia la gerarchia dei valori in campo ma che non cambiano la sostanza della partita. La Roma di Andreazzoli è oggi apparsa come da mesi appare il Palermo (prima di oggi, ovvio): squadra che comincia consegnandosi e finisce peggiorando le cose, disunendosi progressivamente fino ad aggiungere lampi di isteria ingiustificata all’impotenza iniziale.
Solo chi ignora certi tratti inconfondibili della nostra storia poteva ignorare le insidie di questa trasferta isolana, lo sappiamo bene; così come sappiamo che se i quotisti fossimo stati noi, il goal del redivivo Miccoli l’avremmo bancato a non più di uno e trenta, stanti i precedenti che abbiamo a proposito di resurrezioni calcistiche patite contro tutti gli appartenenti al “Viale del tramonto FC”. Cabala a parte, quello che non si giustifica è l’atteggiamento, in una giornata teoricamente utile al recupero di posizioni in classifica o quantomeno all’accorciamento della stessa. Ha senso parlare di errori dei singoli in un pomeriggio come questo? Se si pensa a Burdisso anticipato da Miccoli in giacca da camera e pantofole, forse si, poi però prevale la constatazione dell’avvilente sottotono collettivo e perde forza l’analisi degli episodi. Il brutto è che ci stiamo abituando a questo tipo di giornate, con gli speaker degli avversari, ancorché ufficiosamente retrocessi, che ritrovano il tono roboante delle celebrazioni. Andreazzoli aveva anche provato ad ammonire la squadra circa i rischi del prendere sottogamba il Palermo: in otto anni ha imparato a conoscere la storia della Roma e le sue costanti, quindi aveva messo anche in conto di non essere ascoltato. Intanto, nei nostri dibattiti settimanali continueremo a raccontarci quanto sia forte questo organico. Com’è che continuava la canzone della Vanoni? Ah si: “Domani è un altro giorno, si vedrà…”. Chissà che ne pensano Pallotta e Unicredit.

Paolo Marcacci

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