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LA REPUBBLICA Ma non è stata solo la fatica

Esultanza Roma

(F. Bocca) – La spettacolare botta di Totti riscalda l’Olimpico e soprattutto riporta la Juventus, dopo l’adrenalina della Champions, ai problemi terreni del campionato e della lotta scudetto nella quale non ci si può mai distrarre un attimo. È un gol, quello di Totti, per una Roma sofferente, che non trova pace da mesi, che per vincere una partita ha dovuto buttare via le poche cose che Zeman era riuscito a darle. E soprattutto è un gol per il Napoli che, al contrario della Juve, in campionato può cercare di ottenere quello che ha incredibilmente sprecato in Europa, puntando deciso alla vittoria con la Samp oggi e allo scontro diretto con i bianconeri tra due settimane al San Paolo.

Non è stata una grande partita Roma-Juventus, almeno la prima metà buttata via, ma sicuramente è stata un sasso gettato nello stagno del campionato
. La squadra campione d’Italia e tuttora prima in classifica conferma di avere un tallone d’Achille debole e scoperto: perde troppe delle partite chiave, quelle con le grandi squadre. È successo con l’Inter, col Milan (persino con la Samp che non è nemmeno una grande), e adesso anche con la Roma. Non era un match d’alta classifica (la Roma ci è arrivata con un imbarazzante nono posto in tasca), ma insomma la partita pesava ugualmente, per rivalità, tradizione e reciproca antipatia. Più che una gran punizione di Pirlo, spettacolarmente parata da Stekelenburg, la Juve non ha prodotto.

(…)La Roma ha salutato la meritata vittoria come la liberazione da un incubo. Dopo aver attraversato progetti di carta, schemi di burro dei più svariati allenatori, muri di illusioni, sentieri di chiacchiere ed essersi spaccata a Genova con la storia del rigore di Osvaldo rubato a Totti, solo una vittoria con la Juve poteva rimetterla in carreggiata. I tifosi avevano già cominciato a mettere sotto assedio Trigoria, ogni uscita di Osvaldo una botta, un sasso, uno sputo alla macchina. Dentro il gol di Totti e l’esultanza alla fine della partita, con la Juve che rientrava negli spogliatoi a testa china, c’era il peso di questo fardello.
Aurelio Andreazzoli si è abbracciato affettuosamente e a lungo Francesco Totti all’uscita dal campo. E’ stato accolto con pochissima fiducia come allenatore “temporaneo” e soprattutto come l’antiZeman: ha reimpostato la squadra facendo tutto il contrario del silurato predecessore. Dopo il crac di Marassi aveva parlato addirittura di “lezione del dolore”: ha funzionato.

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