REPUBBLICA.IT Cori e striscioni razzisti. E ora tocca alla polizia…

Polizia allo Stadio Olimpico

(repubblica.it – SPY CALCIO F.Bianchi) Prince Boateng ha ringraziato tutti, “per la comprensione”, via Twitter. Ha fatto benissimo a scagliare quel pallone in tribuna, togliersi la maglia e abbandonare il campo, seguito da tutto il Milan. Partita finita. Mai successo. Ma anche così, con questi esempi clamorosi, si combatte il razzismo. La procura di Busto Arsizio aprirà adesso un fascicolo per istigazione all’odio razziale (legge Mancino). Uno di questi idioti ha già ammesso, ed è stato denunciato, ma ora vanno identificati anche gli altri: quanti sono? Dieci? Cinquanta? Tre anni di Daspo ciascuno sarebbero utili per tenerli lontani dagli stadi, a riflettere (se sono capaci). Il razzismo, purtroppo non è un fenomeno solo italiano: c’è anche in Inghilterra (non parliamo poi in certi Paesi dell’Europa dell’Est) ma lì, grazie agli stadi di proprietà, chi sgarra viene bandito per sempre, a vita.

Da noi non sarebbe possibile, figuriamoci. Ma ci vuole davvero la tolleranza zero, da parte di tutti. Il mondo del calcio ha reagito subito, in maniera positiva: il presidente Giancarlo Abete si augura che i Daspo, già numerosi, possano crescere quando è necessario e ha dato subito incarico a Palazzi di aprire un fascicolo. Francesco Ghirelli, dg della Lega Pro sovente in prima linea su certe battaglie, ha scritto una lettera al Milan, elogiando la decisione di uscire dal campo. E la stessa Lega Pro è pronta a costituirsi parte civile contro gli incivili, così come farà il Comune di Busto (dopo la gaffe di ieri del sindaco Gigo Farioli, che ora vuole nominare Boateng “cittadino onorario” e attacca Abete…) e il club della Pro Patria (“quei fessi” li chiama il presidente Vavassori, “non sono nostri tifosi”). Anche i sostenitori del club lombardo prendono le distanze: ma è possibile che “quei fessi”, in un posto così piccolo, non li conosca nessuno? Che ci siano in giro gruppi razzisti e nazisti purtroppo non è una novità. A Busto, come altrove.

E se un episodio del genere dovesse succedere in una gara ufficiale, di campionato? Bisogna chiarire: l’arbitro non c’entra nulla, è assurdo prendersela con lui. In Italia (mentre in Uefa è diverso) la responsabilità è del funzionario di polizia. E’ lui che deve avvisare l’arbitro che la gara viene sospesa, magari definitivamente. Perché lui è responsabile dell’ordine pubblico, tocca a lui fare tornare, in sicurezza, migliaia di persone. E’ un problema di polizia, certo: ma club e calciatori devono collaborare di più. Uscire allo scoperto, come hanno fatto ieri. A volte alcune questure (non mi riferisco a Busto) sottovalutano certi fenomeni e/o reati da stadio. D’accordo che sono oberate di lavoro, ma come mai a Roma non sono ancora stati scoperti (tranne due che restano in carcere) gli autori del raid a Campo de ‘Fiori? Indagine difficile, d’accordo: mancano filmati, testimonianze ma la Digos non si arrende di sicuro.

Come mai a Torino e Milano non sono stati scoperti gli idioti (“firmati” Juve e Milan) che hanno messo gli ignobili striscioni su Superga e contro Pessotto? Come mai a Verona non hanno ancora individuato (tranne quattro) i violenti che a Livorno avevano offeso la memoria di Morosini? Bisogna che alcune questure si sveglino, si rendano conto che il calcio può essere un laboratorio di violenza, di sopraffazione. “Ripuliti” gli spalti, torneranno le famiglie. Bisogna capire, in alcune città (fra cui Torino), il ruolo degli steward: c’è collusione con gli ultrà? E’ vero che fanno entrare i tifosi senza biglietto in cambio di venti euro? Chi deve indagare, indaghi. Il vice dell’Osservatorio, Roberto Massucci, tempo fa aveva detto: “Abbiamo più che un sospetto che ci siano ancora rapporti proibiti fra i violenti delle curve e i club di calcio”. Parole durissime. Risposta: silenzio totale. Forse qualcuno ha la coscienza sporca nel mondo del calcio?

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