IL ROMANISTA Addio Vittorio, un pezzo di Roma

Campo Testaccio

(M. Izzi) – Alle 2.15 di ieri,Vittorio Zingarelli, secondogenito di Italia Foschi e Mauro Zingarelli e nipote di Italo Foschi, si è spento all’Aquila (dove stamani, alle ore 10, si terranno i funerali nella Parrocchia di San Pio X) a 93 anni, accompagnato dal cordoglio della famiglia, degli amici, del sindaco dell’Aquila Massimo Cialente e dell’Associazione Sportiva Roma.

Se ne va così, l’ultimo testimone diretto della nascita della Roma, il bambino che Attilio Ferraris e Fulvio Bernardini hanno tenuto in braccio, il ragazzo che ha avuto Italo Foschi come testimone di nozze. Ma se ne va anche un eroe di guerra, un presidente dell’Aquila Rugby (due volte campione d’Italia ne ’67 e nel ‘69) e un mio amico, una persona che non potrò mai dimenticare. Lo conobbi, in occasione dell’inaugurazione della targa commemorativa che il Comune di Corropoli ha affisso presso la casa natale del fondatore della Roma, Italo Foschi. Era il 3 marzo 2007. A Corropoli, per l’inaugurazione, erano presenti Pasquale Rasicci, lo storico locale che si era battuto in comune per l’affissione della targa, Bruno Conti in rappresentanza dell’AS Roma e per l’appunto, Vittorio Zingarelli. Tramite il Comune di l’Aquila riuscii a mettermi in contatto con lui, credendo, al massimo, di riuscire a strappare una bella chiacchierata telefonica, invece Vittorio era curioso di conoscermi. Fu così che il 24 marzo arrivai a l’Aquila, nella bella casa di Via San Marciano. Mi affascinò subito la sua memoria fotografica, lo sterminato repertorio di aneddoti che, di volta in volta, rievocavano gli episodi che lo avevano visto in compagnia di Louis Armstrong o James Stewart, o che lo raccontavano impegnato in combattimento contro l’esercito di sua maestà britannica ad Agordat nel gennaio 1941.

Nella mia vita ho avuto l’occasione di ascoltare lezioni universitarie di Renzo De Felice e Giuseppe Talamo, ma non avevano il fascino affabulatorio dei acconti di Vittorio. Soprattutto quando lo sollecitavo sulle vicende giallorosse e su quelle di Italo Foschi. Vittorio era legato profondamente al ricordo dello zio, con lui aveva vissuto per anni, prima a Via Forlì 16 e poi a Via Parioli 73. Il suo contributo illuminante è stato decisivo per permettermi di ricostruire alcuni passaggi della biografia del fondatore giallorosso. Mimancheranno molto anche le telefonate di Vittorio, come quella che mi fece il giorno seguente alla batosta del 7-1 con il Manchester. Sentii il timbro inconfondibile della sua voce e il tono sconsolato: «Ieri non sono riuscito a dormire… ma come è possibile?»Vittorio è rimasto sempre legato alla Roma, non mancò di presenziare alla mostra di Testaccio, l’11 settembre del 2007 e fino all’ultimo è sempre rimasto aggiornato sulle vicende sportive della Lupa: “La squadra di famiglia”. Nell’agosto del 2011, sono tornato a l’Aquila per collaborare a quello che è stato l’ultimo libro di Vittorio: “C’eravamo tanto amati”, fortemente voluto dai suoi cinque meravigliosi figli. Lo trovai provato dal male ma ancora combattivo: “Stai tranquillo che non mollo”, mi disse quando mi avvicinai per salutarlo. Sapevo che non avrebbe mollato, aveva un carattere di ferro.

Ne sa qualcosa Riccardo, figlio terzogenito. Fu lui che dovette convincerlo a lasciare la casa di San Marciano, il 6 aprile 2009. La via era completamente avvolta da una nube di detriti e polvere, parte delle scale erano crollate e l’edificio stava collassando su se stesso. Lui, però, non voleva sentire ragioni, al telefono aveva detto che se gli inglesi non l’avevano ammazzato, non ci sarebbe riuscito neanche il terremoto. Riccardo riuscì a convincerlo, ma solo dopo che furono recuperate la sua medaglia d’argento al valor militare e il cappello da bersagliere. L’altro dono straordinario di Vittorio era l’imprevedibilità. Penso alla maglia che Francesco Totti ha voluto inviare a Vittorio per il suo ultimo compleanno, a marzo del 2012, penso soprattutto a Vittorio un grande romanista che ci ha lasciato ieri ma che non possibile non sentire per sempre vicino. (…)


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