CORRIERE DELLO SPORT La Roma si fa male da sola

Francesco Totti

(A. Maglie) – La Roma precipita in uno dei peggiori incubi zemaniani. Ha divertito la squadra del boemo, ieri pomeriggio: nel primo tempo i propri tifosi, nel secondo, molto, molto di più, quelli del Bologna, Pioli e soprattutto Gilardino protagonista, alla fine con una doppietta e un quasi assist. Nel calcio spesso si manifestano casi di doppia personalità. Clamoroso quello giallorosso: squadra bella, largamente in vantaggio dopo poco più di un quarto d’ora, «in sicurezza» sino a diciotto minuti dalla fine. Poi il crollo improvviso, errori (clamoroso quello sulla rete finale) da squadra di Prima Divisione (con tutto il rispetto). Il fatto è che Pioli è stato bravo a rimediare, a rimettere in sesto una squadra nel primo tempo priva di senso e di concetti di gioco. Un paio di cambi e il volto degli emiliani è mutato. Zeman non è stato altrettanto bravo perdendo, alla fine, il controllo della gara. La rinuncia a Pjanic (sotto pressione perché ammonito) non si è rivelata una grande idea, quella di Lopez per Lamela è stata una idea quasi peggiore della prima. Nel frattempo una difesa che nel primo tempo era stata attentissima, ha cominciato a dare letteralmente i numerianche perché la protezione in mezzo al campo si abbassava con il passare del tempo, con Tachtsidis (forse ancora un po’ acerbo) che non riusciva più a recuperare palloni e a farli girare.

DIFESA – La sfida di ieri non va assolutamente mostrata ai difensori: quattro dei cinque gol sono il prodotto di errori difensivi. Bello il tiro con cui Totti ha colpito il palo al 7′ ma in un’area affollata i bolognesi sono stati pochissimo attenti e reattivi consentendo a Florenzi la ribattuta vincente. Gli errori della Roma compongono un vero e proprio campionario: gol presi a reparto schierato. Un cross dalla trequarti (di Kone) con Gilardino che ha potuto tranquillamente di testa indirizzare a fil di palo; bis in occasione del pareggio con una palla di Gilardino spedita dentro, un tocco di spalla di Piris e Diamanti che riusciva con una certa comodità a pareggiare guadagnando il centro dell’area; straordinaria, poi, la rete finale: pallone spedito in area da Garics, Stekelenburg che va a prenderselo scivolando lungo per terra ma troppo mollemente, Burdisso che non si sa bene per quale motivo frana sul compagno facendogli perdere la sfera per la felicità di Gilardino che a porta vuota regalava al Bologna i primi tre punti. Il calcio di Zeman è questo: bello e impossibile. (…)

 

INTUIZIONI – Nel calcio la panchina (che per giunta ora è chilometrica) bisogna saperla usare. E a Pioli da questo punto di vista non si può proprio rimproverare nulla. Il Bologna del primo tempo, messo in ginocchio dallo splendido tiro a giro di Lamela al 16′, non aveva né testa né coda, né idee né personalità. Perez randellava chiunque gli girasse attorno venendo graziato (doveva essere espulso) solo dal buon cuore di un arbitro mediocre, Guida. Guarente ciondolava per il terreno di gioco senza trovare una posizione accettabile. Dal cilindro Pioli ha tirato fuori Pazienza, che ha dato un minimo di geometrie e di rigore tattico, e Pulzetti, che ha aggiunto dinamismo. La Roma ha assistito a questa metamorfosi senza battere ciglio, anzi facendosi sorprendere. Nel giro di un minuto e mezzo ha incassato due gol e a quel punto non ha capito più nulla. Stanca, delusa, desiderosa di riprendersi quel che aveva buttato alle ortiche con una condotta dissennata ha pensato bene di concludere l’opera suicidandosi. Della squadra del primo tempo era ormai sparita anche l’ombra; in campo era rimasto solo il suo doppio, quello perverso. Il Bologna ha ringraziato e portato a casa una vittoria insperata. Non rubata, al massimo ricevuta come un dono natalizio fuori stagione.


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