GAZZETTA DELLO SPORT Zeman torna all’Olimpico: in 35 mila per lui

Totti e Zeman

(A. Catapano) – Sono trascorsi 4844 giorni dal 16 maggio 1999, un’enormità. Era un’altra Italia. C’era ancora la lira, ma stava salutando. Benigni aveva vinto da poco l’Oscar per La vita è bella. Massimo D’Alema, romanista ed ex comunista, aveva sostenuto due mesi prima l’intervento della Nato in Kosovo. Ciampi era stato appena eletto presidente della Repubblica.

Tredici anni fa… Era pure un’altra Roma, ma in fondo mica tanto. Il padrone era Franco Sensi, il solito fiume in piena. L’allenatore era Zdenek Zeman, aveva 52 anni ed era più arguto di oggi, anche se non aveva ancora capito che Capello gli stava facendo le scarpe. In campo, dettava legge un’iradiddio del pallone, Francesco Totti, allora 22enne. Quel pomeriggio segnò una doppietta al Cagliari, la Roma vinse 3-1 ma mostrò le solite lacune difensive. I tifosi incendiarono parte della curva perché la Champions era sfumata e la Lazio lottava per lo scudetto (poi sfumato pure quello). Nel post-partita, tanto per cambiare, Sensi bacchettò Zeman.

A volte ritornano 4844 giorni, o se preferite 159 mesi dopo, l’Italia continua a maledire l’euro, Ciampi resiste, di D’Alema e in generale dei comunisti si sono perse le tracce. Pure Zeman sarebbe scomparso, se un anno fa non fosse arrivata la chiamata del Pescara. Una mossa davvero coraggiosa. Perché era finito nel dimenticatoio, trattato come un vecchio pazzo buono solo a parlare male della Juve o bene di golf, e il suo calcio era diventato una specialità in via d’estinzione, superato dal tiqui-taca del Barcellona e dei tanti Luis Enrique in rampa di lancio. A proposito, chissà come se la passa l’asturiano. Un anno e un giorno fa, mentre Zeman preparava la sua riscossa, Lucho esordiva con la prima tranvata, k.o. a Bratislava con Totti in panchina. I romanisti non capirono, ma fecero spallucce: Luis Enrique si farà, dicevano. Non sapevano che sarebbe stata solo la prima serata amara. Né, però, che un grande travaglio avrebbe portato a un grande ritorno.

Ancora tu… Come diceva quella canzone «ma non dovevamo vederci più?». Alzi la mano chi ci avrebbe scommesso un centesimo solo tre mesi fa: Zeman II, la vendetta? Vedremo. Ma poi nei confronti di chi? Di Moggi, Conte, la Juve, il Palazzo, tutto il calcio italiano, o la Roma che lo mise alla porta? Intanto, stasera, l’avventura ricomincia. 4844 giorni dopo, Zeman ritrova la sua panchina, perché il debole per la Roma non gli è mai passato, e il suo pubblico, che non ha mai smesso di amarlo. È incredibile, i romanisti in questi tredici anni hanno vissuto stagioni assai felici, ma avevano bisogno di Zeman, del suo 4-3-3 e delle sue invettive per innamorarsi ancora e tornare allo stadio. Più di 23mila si sono abbonati per la prossima stagione, più di 30mila saranno all’Olimpico stasera per la sfida con l’Aris di Salonicco, ultima amichevole prima dell’esordio in campionato. Tutti con una speranza: rivedere la Roma alzare un trofeo, stavolta con Zeman in panchina. E sempre con Totti in campo. Perché gli anni passano, ma non per tutti.

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