IL TEMPO Delusi da Totti

Totti

(M. De Santis) – Dove eravamo rimasti? Più o meno, anche se a parti invertite, a 359 giorni fa. Allora Francesco Totti era il bersaglio, stavolta è stato quello che ha lanciato il sasso. La sostanza, però, non cambia: c’è qualcosa che non va. Poco importa se quel «pigro» era stato pronunciato da Franco Baldini e se il «servono grandi acquisti per vincere, spero che arrivino entro la fine del mercato ma non li faremo» era rivolto al «dottor Sabatini», il finale è che il tormentone e il dibattito dell’estate romanista saranno gli stessi di un anno indietro. La storia si ripete: «Chi ha ragione, Totti o la società?». Stavolta, a differenza del lungo silenzio tottiano di un anno fa, c’è anche la voce dell’altra campana. Walter Sabatini, 24 ore dopo l’inizio di tutto e seduto allo stesso tavolo della sala stampa di Riscone da dove è partito il Totti-pensiero, ha detto la sua (e quella della società) sull’argomento in questione. «Non pretendo e non penso – è stato il preambolo iniziale del ds – che nella Roma ci debba essere un pensiero omologato e che debba essere uguale per tutti. Totti ha espresso il suo sentimento, la sua esigenza. Per la verità avrei preferito che lui avesse detto “Sono alla testa di un gruppo di ragazzi che vogliono combattere e ottenere dei risultati e io li guiderò”. Avrei preferito che avesse detto questo, ma ha detto anche tante altre cose carine sui compagni e in una certa maniera si è riabilitato. Per quello che ha detto sui campioni o supposti tali che dovrebbero arrivare a Roma, una volta mi è capitata una cosa di questo tipo arrivando a Venezia, quando per il Venezia che mi aveva preso facevo ancora il calciatore. Cercavo piazza San Marco e un abitante del posto mi ha guardato sbalortido e mi ha detto: “Segui il flusso”. Ecco, direi che Francesco ha seguito il flusso in questa circostanza: tutti evocano campioni, top player e grandi giocatori. Noi però stiamo facendo un lavoro sano, sensato e giusto per la Roma, ma accettiamo la sua idea». Uno a uno dialettico e palla al centro.

Ma Sabatini, uscendo dalla conferenza stampa, ha concesso anche una ulteriore appendice. «Abbiamo un budget illimitato – ha detto tra l’ironico e il sarcastico – come un anno fa. Totti è il capitano della gente ed esprime la sua opinione che si riflette in quella di molte altre persone. Siamo un club dialetticamente vivo, perché anche Baldini e altri di noi dirigenti possiamo avere punti di vista differenti. Va bene così, bisogna vedere se poi siamo in grado di fare calcio». Fine del primo botta e risposta. Ma cosa c’è dietro? La società, più che arrabbiata, è delusa. Le risposte di Sabatini hanno battuto soprattutto su un punto: Totti non ha speso una parola su chi è alla Roma. Non un particolare di poco conto, visto che a Trigoria (e non solo) pensano che l’intelaiatura di base sia già competitiva e che il compito principale dei campioni alla Totti e alla De Rossi sia quello di guidare la squadra. Sarebbe servita, secondo la visione della società, più una pubblica dichiarazione di fiducia che una richiesta mista a lamento di acquisti importanti. Anche perché, a livello mediatico, si è trattato di un autogol per l’immagine – e soprattutto anche per la tranquillità – della Roma. Dal punto di vista di Totti, invece, Francesco ha soltanto fatto il capitano. Ha detto quello che pensava, come ha sempre fatto. Anche durante la precedente gestione, prima con Franco e poi con Rosella Sensi. Il tormentone, però, non finirà qui con la momentanea e reciproca delusione dei protagonisti. Oggi, al più tardi domani, Baldini salirà a Riscone (e prima o poi parlerà con Totti anche pubblicamente). Poi c’è anche un altro nodo proiettato nel futuro: un contratto di Totti che alla scadenza da giocatore (giugno 2014) prevede 5 anni da dirigente e che potrebbe essere oggetto di discussione. Dulcis in fundo, la Roma ha anche il timore che quello che è successo con Totti possa accadere pure con De Rossi. La solita storia.

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