IL ROMANISTA Luis, diamo l’assalto al cielo

Luis Enrique

(P. Franchi) – Sostiene Mourinho, dopo aver vinto, mannaggia, la Liga, che Dio è con lui: mi sembra proprio di averla già sentita, e mi pare di ricordare che, alla lunga, questa intima convinzione non abbia portato benissimo a chi la nutriva.

No, non sto dicendo che Mourinho è un nazista. Sto dicendo che incarna un po’ tutto quello che detesto, e non solo nel gioco del pallone: sarà pure lo Special One, ma è roba buona per i tripudi dei madrilisti (ora è sempre, forza Pep), le nostalgie degli interisti e magari per i sogni dei laziali. Non certo per noi, e non solo perché, in ogni caso, non ce lo potremmo permettere. Luis Enrique è esattamente l’opposto. Non so se crede in Dio. Ma non pensa, ne sono arcisicuro che Dio, se c’è, stia con lui. Per questo sono luisenriquista, a volte critico, spesso perplesso, ma sempre luisenriquista. A me il suo modo di stare al mondo, prima ancora che il suo modo di allenare la squadra, piace quasi per istinto, perché capisco, o credo di capire, che se le sue idee riuscissero a prendere finalmente un po’ di corpo ci farebbe impazzire. (…) A me fa simpatia e, se mi è concesso, pure un po’ di tenerezza anche quando le cose vanno male, o maluccio, e cioè, come è noto, nel nostro caso, e lui dà l’impressione di non capacitarsi esattamente del perché. Capisco perfettamente che affermazioni come queste sono di una soggettività assoluta, non sorrette da alcun elemento di fatto, e quindi confutabilissime da chiunque, convinto che i fatti abbiano, come suol dirsi, la testa dura, opponga loro la dura realtà dei risultati e del gioco complessivamente offerto quest’anno dalla Roma. Ma nessuna contestazione farà cambiare idea né a me né a quelli (non saprei dire se siano ancora tra noi la maggioranza, come quando la curva esponeva lo striscione: “mai schiavi del risultato”, o non più) la pensano come me.

Capita, e pure in questo caso, che gli innovatori, e insomma quelli che avendo un’idea in testa cercano, provando e riprovando, di metterla in pratica, dividano la loro stessa gente: c’è sempre chi pensa che si stava meglio quando si stava peggio, e prova nostalgia dei bei tempi andati. A me, invece, l’idea stessa di cambiamento piace, e poi, del nostro passato relativamente recente, ho nostalgia solo per il Barone (ma nel suo caso è più giusto parlare di passione intellettuale e umana prima ancora che calcistica), per Zeman (forza Pescara, e occhi aperti, perché i nemici sono tanti e potenti), per Spalletti. Tornando a noi. Penso che Totti(pure in questo il più grande dei capitani, o meglio il Capitano per antonomasia) abbia detto come meglio non si potrebbe quel che alberga nel cervello e nel cuore della squadra, o quanto meno la sua grande maggioranza. Non mi sono mai permesso di dissentire dal Capitano, nemmeno quando ha preso a calci nel sedere Balotelli. Non vedo proprio perché dovrei farlo questa volta. Dia retta a Totti, Luis. Resti, e proviamo insieme a dare l’assalto al cielo.

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