GAZZETTA GIALLOROSSA Oliviero Beha: “Calcioscommesse? Abbiamo lasciato che diventasse un cancro. Abete? Sapeva tutto”

Oliviero Beha

Con l’Italia del pallone, sconvolta ancora una volta dall’ennesimo scandalo calcistico, la redazione di Gazzettagiallorossa.it, ha contattato Oliviero Beha, giornalista de “Il fatto quotidiano”, per un giudizio sul calcioscommesse. Ecco le sue parole:

Quante squadre sono coinvolte?

“Io faccio un discorso di sistema, aspetto che ce lo dicano le intercettazioni o le confessioni dei giocatori. Masiello non è la punta di diamante dello scandalo, ma temo che ce ne siano molti altri dietro che ancora devono venire fuori. Io penso che in generale tutte le società e gli addetti ai lavori lo sapevano”.

Quando arriveranno le sentenze definitive?

“Da un lato la procura di Cremona, che è stata la prima a fare uscire questa cosa, per bocca del suo procuratore capo ha detto che ci vorrebbe un amnistia perché l’affare è grossissimo e la situazione è malata, dall’altro Abete parla di Aprile. Non credo ci saranno sentenze a breve, come si fa a fare tutto in questi tempi?”.

Da Calciopoli al Calcioscommesse, in Italia è quasi una tradizione?

“Calciopoli è stata una presa per i fondelli generale, perché erano tutti coinvolti in termini di lealtà sportiva e di oggettivi reati. Anche in quel episodio, in primo grado vennero condannati e poi la stessa giustizia ordinaria a Napoli aveva detto che il campionato era valido. Chi si occupa di calcio sono gli addetti ai lavori e chi ci lavora dentro e non solo. Bisognerebbe parlare da anni di queste cose, ma abbiamo lasciato che una malattia diventasse cancro. Ho scritto anche un libro “Il calcio alla sbarra”, dove si dice che da sempre si vendono delle partite a fine campionato. Io chiedo: Abete non sa tutto?”.

E’ solamente un fatto italiano?

“No non è un fatto italiano, solo che noi abbiamo meno anticorpi agli altri. A noi il cancro ha preso il cervello e i polmoni, negli altri campionati solo una gamba”.

Quanto rischiano realmente le squadre coinvolte?

“Un anno fa a Maggio e Giugno la Federcalcio attraverso la giustizia sportiva, faceva orecchie da mercante. Ci furono segnalazioni, ma nessuno gli diede credito, io scrissi che il campionato andava fermato per un anno per risolvere tutta la situazione, ora dico di fermarlo per due”.

Quali sono i motivi che spingono società e calciatori a commette determinati gesti?

“Queste cose succedono in tutte le categorie ma per motivi differenti. In Serie A per l’avidità dei giocatori che cercano sempre più soldi pensando di chiudere la carriera il più presto possibile, nella serie inferiori invece perché nessuno paga più nessuno perché non c’è una lira, quindi i calciatori scommettono quasi per bisogno”.

A cura di Flavio Festuccia

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