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Il Messaggero Dzeko, il gol come missione Capitale

Dzeko

(A. Angeloni) C’è una foto che Dzeko ha pubblicato sulle storie di Instagram: lui sdraiato a bordo piscina (a casa sua), pantaloni e maglietta (a maniche corte) di colore nero. In mezzo una scritta che indica i gradi percepiti in quel momento: 15; in alto, un paio di faccine gialle (emoticon si chiamano, no?), con occhi a cuoricino rosso, un’altra che rappresenta il sonno o un momento di relax. Poi, un altro cuore rosso e uno giallo e un sole acceso e splendente. Tutto, accompagnato da una scritta: “giorno dopo”. Ecco, una foto del genere «il giorno dopo» a Londra, molto probabilmente, non l’avrebbe potuta fare, né pubblicare.

Anche perché, come ha detto Edin stesso dopo la vittoria con lo Shakhtar, non avrebbe potuto vivere una serata come quella dell’Olimpico, per il semplice fatto che in Champions, con i Blues, non era schierabile in questo turno degli ottavi di finale. Roma è Roma, nonostante le buche: è la sua oasi. La città dove ha deciso (soprattutto la moglie) di mettere radici. Eppure questo ragazzo di ormai 32 anni (li compie sabato, auguri), eroe della serata di Champions, è sempre tormentato: c’è proprio chi non riesce a considerarlo un capolavoro del calcio. Lui fa gol e si storce il naso. Edin non metterà mai d’accordo tutti.

Dici, ha segnato almeno cinquanta reti nei tre maggiori campionati europei (Premier, Bundesliga e Serie A), eppure niente, trovi sempre quello che ti dice, è in Spagna? Dici ancora: ha segnato quattro gol in questa Champions League, l’anno scorso è stato capocannoniere con 39 gol totali realizzati in stagione, ora è comunque a quota 17, e poi trovi quello che ti fa notare che a dicembre e gennaio è sparito. Poi va di moda un dato (?): non è mai decisivo nelle partite importanti. Detto di uno che, pronti-via, prima partita in A, boom, gol (decisivo) alla Juve, poi, passando in rassegna le sue stagioni in giallorosso, notiamo che ne ha segnati pure al Milan, all’Inter, al Napoli, alla Lazio, in Champions appunto, decisivo con lo Shakhtar all’andata con un assist e al ritorno con il gol. Mah. Luoghi comuni. Se Dzeko non piace, liberissimi, ognuno ha i suoi gusti, ma non giustifichiamo teorie con numeri sbagliati. Dzeko, il primo giorno in cui sbaglierà una partita, aprirà la porta alle solite critiche: è il suo destino. Ma oggi, Edin piace a tutti. Oggi se la goda: 15 gradi, il sole, Roma, la scelta di vita. La scelta di Dzeko e per Dzeko. Quello decisivo.

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