Un calcio al passato

(La Repubblica – M. Pinci) – Mentre a Ferrara accompagnavano con un lungo “oooh” il viaggio dell’arbitro Valeri verso il monitor a bordo campo, in attesa di capire se festeggiare il gol oppure no, tutti si sono resi conto di una cosa: il calcio è cambiato per sempre. Per ora è solo un esperimento, ma difficilmente si tornerà indietro: l’International board nel vertice di marzo darà il via libera all’introduzione del Var ai Mondiali di Russia. Finora ha inciso poco: solo Bologna, Spal, Udinese e Benevento avrebbero una classifica diversa senza gli interventi del video. A qualcuno piacerà, altri storceranno il naso. Non è una novità: 50 anni fa l’Italia andava in finale all’Europeo con il lancio di una monetina: solo due anni più tardi venivano introdotti i rigori in caso di parità ai supplementari. Vedere Zoff che raccoglie un retropassaggio con le mani ai Mondiali ‘82 oggi fa digrignare i denti, ma fino agli anni Novanta era normale per tutti. Abbiamo perso un Europeo nel 2000 e vissuto un’altra Corea con il golden goal. E ci siamo abituati a veder espellere un portiere che atterra la punta lanciata a rete. Dopo 180 minuti di campionato, il rettangolo che gli arbitri disegnano in aria con le dita per mimare l’uso della tv, è già diventato familiare. Un po’ come la bomboletta per “disegnare” la distanza della barriera, su cui il presidente Aia Nicchi ironizzava pochi anni fa («Ci manca solo di vedere gli arbitri con la bomboletta… ») salvo accoglierla favorevolmente in dotazione pochi mesi più tardi. O il time out, snobbato come pratica da americani, per poi scoprire che si poteva fare anche da noi. Ma solo per rinfrescarsi dall’afa. A Torino è successo due volte, sabato.

Il prossimo passo sarà realizzare che un gol si può festeggiare con lo stesso entusiasmo anche 3minuti dopo che il pallone è entrato in porta: i tifosi della Spal lo sanno già. Certo ne possono nascere recuperi estremi: 7 minuti al Mazza, 10 a San Siro. E il rischio di partite infinite lascia perplessi tifosi e giocatori. In effetti il weekend di campionato è durato 23 minuti più della media delle giornate dello scorso anno. Ma statisticamente vuol dire appena 2 minuti in più a partita: insomma, per la maggior parte delle gare non cambierà granché. Anche se a fine anno il campionato potrebbe risultare più lungo di quasi 8 ore. Sul tempo perso, l’Ifab è al lavoro: dopo i Mondiali in Russia si tornerà a valutare il progetto del “tempo effettivo”. Le ipotesi allo studio sono tante: stoppare il cronometro ogni volta che il gioco si ferma, come nel basket, o un sistema simile al rugby che prevede il “semi-effettivo” con stop solo per soste lunghe.
Il Var però ha già acquisito un primo risultato: sono crollate le lamentele dei giocatori. Un anno fa dopo 2 gare c’erano stati otto ammonito e un espulso in campo. Ora siamo a 4 “gialli”, la metà. «Spiegando la novità ai giocatori, tanti mi hanno detto: se l’arbitro controlla al video, ha un mezzo che io non ho: non posso continuare a protestare», raccontava Roberto Rosetti non più tardi di dieci giorni fa. Aggiungendo: «Va bene prendersi un minuto e mezzo per decidere, se si evita un errore ».
Lui e il designatore Rizzoli sono soddisfatti: un errore chiaro nelle 12 occasioni in cui il Var è intervenuto (il rigore al Genoa contro la Juve), più un altro paio di situazioni dubbie: lo sgambetto di Skriniar a Perotti, una trattenuta di Bonucci su Joao Pedro. Le discussioni non sono piaciute a Nicchi: «Fare la moviola alla moviola è da fuori di testa».
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