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GAZZETTA DELLO SPORT La lezione inglese. Un miliardo delle tv (su 7) per i vivai e i più deboli

Premier League
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(S. Boldrini) – Un fiume di denaro per sostenere la crescita e la competitività del calcio: è il documento firmato due giorni dai vertici della Premier a Londra, in un hotel ad un passo da Piccadilly, con il voto unanime dei venti club della superlega inglese. La cifra è da capogiro:un miliardo di sterline, in euro 1,36 miliardi al cambio ufficiale di ieri. «E’ un impegno senza precedenti», le parole di Richard Scudamore, 55 anni, amministratore delegato della Premier. Ognuna delle venti società verserà 68,5 milioni per sostenere un progetto di sviluppo che riguarda la costruzione di nuovi campi – la federazione inglese vorrebbe realizzarne 150 -, il sostegno alle categorie minori, il sistema di paracadute per i club che retrocedono e iniziative di solidarietà.

MAMMA TV Questa pioggia di soldi non è figlia di uno slancio di filantropia, ma è la diretta conseguenza del nuovo contratto televisivo con Sky e Bt, firmato il 10 febbraio scorso e valido per il triennio 2016-2019: 5,14 miliardi di sterline, 7 miliardi di euro circa. Una somma enorme, la più alta della storia del calcio, tanto per ribadire lo status di NBA della Premier. Le prime reazioni a caldo furono quella di un’esortazione, da destra a sinistra, a utilizzare una parte di questi proventi per investire in nuove strutture e ridurre il prezzo dei biglietti, cercando di venire incontro alle richieste dei tifosi, letteralmente spennati dai club. La Premier ha per ora tenuto conto della prima richiesta, limitandosi a generici appelli sulla questione dei ticket e la risposta è stata una manifestazione di protesta che si è svolta non lontano dall’hotel dove giovedì è stato raggiunto questo accordo. I fan continueranno ad alzare la voce, anche perché i club non sembrano intenzionati a fare sconti sul fronte dei biglietti.

IL CUORE La Premier, che aumenta del 40% il precedente fondo messo a disposizione dai club – la cifra era di 700 milioni di sterline -, ha a cuore la tenuta del sistema. Il denaro che esce in questo piano da un miliardo di sterline in qualche modo rientra. Il punto debole del ricco calcio inglese è il bagno di sangue provocato dalle retrocessioni. In Championship, la serie B inglese, la maggior parte della società è fortemente indebitata, con situazioni di assoluta criticità come Blackpool, Birmingham, Reading. Chi scende dalla Premier si porta dietro contratti pesanti. E’ una situazione ben nota in Italia, ma in Inghilterra è ancora più pesante, nonostante nel Regno Unito l’economia galoppi e il business generale continui a muoversi. Il paracadute serve soprattutto per limitare i danni prodotti dai contratti con i giocatori. Si parla, in questo caso, di 60 milioni di sterline – 82,21 milioni di euro – spalmati in quattro anni a disposizione di ciascun club che scende di categoria. Un tampone per evitare i fallimenti. I 150

CAMPI L’investimento nelle nuove strutture sposa invece la linea della federazione, la Football Association, che proprio lunedì scorso ha varato una serie di misure per proteggere il calcio inglese. Oltre a un giro di vite sul tesseramento degli extracomunitari, si è deciso di concentrare gli sforzi sulla costruzione di nuovi campi e sull’elevamento del tetto dei giocatori «indigeni» nelle rose. In Inghilterra, il problema dei cosiddetti selezionabili è reso ancora più drammatico dalla frammentazione tra Galles, Scozia e Irlanda del Nord. Solo il 32-33% dei giocatori è convocabile. Un problema, questo, che fu portato alla luce da Fabio Capello durante la sua permanenza alla guida della nazionale e che, nonostante i ripetuti allarmi, non è cambiato di una virgola. Ecco allora la necessità di realizzare nuove strutture, sebbene sia necessaria un’osservazione di fondo. Viaggiare in treno o in auto nella vecchia Inghilterra permette di scoprire un fenomeno: centinaia di campi di calci in erba, pubblici, quasi sempre deserti, a tutte le ore

CRITICHE Le critiche non mancano a questo progetto della Premier. «E’ una manovra pubblicitaria, una mossa per consentire ai club della Premier di fare bella figura – spiega Kenny Sanders, fondatore della campagna Save Grass Roots Football, dalla quale è partita la richiesta di investire il 7,5 delle nuove entrate tv per il base -. Se la Premier avesse rispettato promesse del 1999, non saremmo nella situazione in cui ci troviamo». Anche secondo gli analisti della Bbc «il cuore di questa manovra è il sistema del paracadute per i club che retrocedono. calcio di base andranno solo le briciole ». Il dibattito è aperto, ma rispetto all’Italia gattopardesca, dove non cambia mai nulla, in Inghilterra qualcosa si muove.

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