Roma-Napoli sabato a cena. Venduti appena 10mila biglietti

(F.Ferrazza) – Un passetto in avanti in fondo ci sarà, visto che sette mesi fa — il 4 marzo scorso — gli spettatori furono 30.909. Roma-Napoli ha da tempo perso appeal per i tifosi, lontanissimi i pienoni di un Olimpico che fatica sempre di più a mostrarsi vestito a festa. Sono circa diecimila infatti i biglietti al momento venduti per la super sfida di sabato sera (confermato che si giocherà alle 20,45), da sommare ai poco più di ventimila abbonati. Trentamila a tre giorni dall’evento fanno immaginare una previsione che riesca ad avvicinare le presenze alle 40mila, per una prevendita fiacchissima, che stona con la fanfara mediatica che accompagna invece una partita così importante in previsione della lotta per il vertice. La scorsa stagione, nell’ultimo incontro tra le due squadre (vinto da Sarri per 2-1) c’erano tra l’altro ancora le barriere in curva, rimosse poi a fine marzo, impedimento ulteriore a un’affluenza degna di nota, visto lo sciopero degli ultras che, a catena, si è trascinato dietro l’indifferenza crescente dell’intero stadio.

Quest’anno è stato invece il primo, dopo due anni, a cominciare senza i pannelli divisori. È tornato il tifo caldo, di sostegno, ma ancora non la massa. La trasferta di sabatonella capitale è poi vietata ai tifosi del Napoli residenti in Campania, visti i pessimi rapporti tra le due tifoserie, ma il settore ospiti sarà comunque aperto — come accaduto la scorsa stagione — visto che i partenopei sono tanti anche nella capitale, o, comunque, arriveranno da varie parti del Lazio. A non aiutare la voglia dei romanisti di raggiungere lo stadio, ci sono poi i prezzi dei tagliandi, indicati dai più come un deterrente importante in questo complicato momento storico. Per assistere alla sfida col Napoli, infatti, il minimo che si può spendere sono i 35 euro delle curve (la Sud non è andata in esaurimento con gli abbonamenti, nonostante la rimozione delle barriere), poi, a salire, i 45 euro per i distinti: troppo per le tasche di una famiglia media.

fonte: La Repubblica

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