REPUBBLICA.IT Roma, i segreti di Garcia: lavoro, multe e serrande chiuse

Rudi Garcia

(M.Pinci) –  Erano passati 1.240 giorni dall’ultima volta: una vita. La Roma che vince a Parma prova a mettere una pietra su un triennio di difficoltà croniche, di equivoci irrisolti, di stagioni e calciatori e milioni buttati. E si riprende quel primo posto che, esclusi i mischioni delle primissime giornate, le mancava addirittura dal 25 aprile 2010: la notte di Roma-Sampdoria, quando Pazzini e Cassano infransero i sogni scudetto di Ranieri. Proprio davanti a Cassano, Totti e compagni si sono ripresi quel primato, seppure in coabitazione con il Napoli di Benitez. Il segno di un’inversione nettissima, rispetto alle velleità “rivoluzionarie” di Luis Enrique e agli eccessi zemaniani. Inevitabile che l’indice del merito premi, su tutti, chi dei due ha cancellato non solo l’ombra grigia, ma anche il ricordo.

VIA GLI OCCHI INDISCRETI – Rudi Garcia da Nempurs, anni 49, istinto spagnolo e razionalità francese, nome di ciclista (il padre impazziva per Rudi Altig) e tempra da scalatore: quello che serviva alla Roma per riemergere dalla palude del 26 maggio, giorno della disfatta in finale di Coppa Italia contro la Lazio. Sabatini aveva parlato con Mazzarri, aveva scelto Allegri, ha ripiegato sul francese, non senza convinzione. E Rudi lo ha ripagato con un lavoro meticoloso, idee chiare, un carattere tutt’altro che disposto al compromesso: regole ferree nello spogliatoio e multe predeterminate – per non creare polemiche – per chi sgarra. È – e si sente – il comandante in campo della Roma, e pretende il rispetto dei suoi ordini: a Trigoria, solo per citare un esempio, durante gli allenamenti impone di chiudere tutte le persiane degli uffici e delle sale ricevimento che puntano sul campo. Per essere sicuro che personale, curiosi, gente di passaggio non possa spiare il lavoro della squadra. Con i calciatori è aperto al dialogo – lo dimostra il consiglio dei saggi, istituito come a Lille, per coinvolgere dei rappresentanti del gruppo nelle decisioni – ma non accetta interferenze. Neanche nella sua vita privata: di fronte a indiscrezioni o informazioni sul Garcia-uomo, diventa una furia.

UN 11 DI BASE, MERCATO A SUA IMMAGINE, RIPRESA SPRINT – Punta su un undici di base intorno a cui far girare punta più o meno dinamiche (Gervinho, Ljajic, Borriello): in 3 gare, 9 undicesimi non sono mai cambiati (e solo perché Strootman ha saltato la prima per infortunio). Ha valorizzato le qualità presenti in rosa, a partire da De Rossi e Borriello, convinto il gruppo a sacrificarsi per la squadra, basti pensare a Florenzi, persino Ljajic, e imposto movimenti sul mercato: ha chiesto l’acquisto di Gervinho, anche a costo di rinunciare a un centravanti. Ha preteso la conferma di Pjanic, anche a costo di arrivare allo scontro, durissimo, con il ds Sabatini, durante la riunione bostoniana a casa Pallotta. Alla squadra ha dato gioco, senza totalitarismi. Equilibrio, senza fare catenaccio. E benzina: il serbatoio di energie della Roma le consente di sopperire a partenze al rallentatore con riprese devastanti: non un caso se tutti e 8 i gol realizzati dalla sua squadra sono arrivati nel secondo tempo.

PERSONALITÀ – Ma la rinascita della Roma è germogliata anche grazie nuovi “inquilini” che lo scorso anno non abitavano Trigoria. Prima fra tutti la personalità. Garcia non potrebbe rinunciare a quella di Maicon: il brasiliano ha fatto capire a compagni e dirigenti il cambio di registro fin dal ritiro estivo. Durante la tournée negli States, dopo che il ribelle Osvaldo non si era presentato a un allenamento, il brasiliano ha spiegato – anche con le brutte – al compagno che certi atteggiamenti nella Roma che stava nascendo non sarebbero stati tollerati. Un interprete ideale all’interno del gruppo di quel rispetto delle regole che predica – e impone – Rudi Garcia. “Se nello spogliatoio entra Maicon “incazzato” non è la stessa cosa che se entra qualcuno di quelli che c’erano l’anno scorso”, l’ammissione dello stesso Sabatini. Discorso simile vale per gente come Benatia – uno capace di tenere a bada anche le esuberanze di giovani come Jedvaj solo con una parola – Strootman e De Sanctis.

TOTTI, RINNOVO CON PALLOTTA – Caratteri forti in uno spogliatoio che già poteva contare sulla leadership – carismatica, certo, ma meno aggressiva – di fuoriclasse come Totti e De Rossi. Ora anche il capitano è tornato a sorridere: il gol numero 228 in serie A, la ventesima stagione consecutiva benedetta con un gol ufficiale, il quattordicesimo allenatore delle sua carriera benedetto da una sua rete. Feticismi numerici sulla storia di un simbolo immortale. E destinato a scrivere nuove pagine della sua avventura nella Roma: in settimana – mercoledì o giovedì – sarà nella capitale il presidente James Pallotta, per definire gli ultimi dettagli del rinnovo di contratto del capitano e mettere la firma sul prolungamento per altre due stagioni, fino al 2016, più altre 5 da dirigente. La Roma di oggi e di domani, vista – almeno fino a domenica – dal vertice della classifica.

NOVITÀ: DAL MANAGEMENT AL MEDICO DEI GIOVANI – Aria nuova, completamente diversa, a Trigoria: il rinnovamento è partito fin dai vertice della società. L’addio di Franco Baldini è stato un terremoto nel sistema Roma già minato dalla sconfitta in Coppa Italia. Ma è servito a resettare il club, a concedere più libertà di manovra al ds Walter Sabatini (“Ora mi sento più libero, qualche decisione in passato l’ho subita”) a conferire un ruolo centrale – e non più da dirigente ombra – al deus ex machina del “progetto americano”, il dg Mauro Baldissoni. E mentre Pallotta – atteso in settimana a Roma – è pronto a ridefinire ruoli nella struttura marketing e commerciale, il cambiamento a Trigoria si respira anche nei dettagli (che poi dettagli non sono). Da questa stagione la dirigenza ha voluto anche un nuovo responsabile sanitario per il settore giovanile: si tratta del dottor Riccardo Del Vescovo, che collabora con lo staff del responsabile sanitario del dottor Gemignani. Un’attenzione ai giovani su cui la nuova proprietà non ha mai fatto mistero di puntare.

Top