Conferenza stampa, MOURINHO: “Sarà la Roma dei romanisti non mia. Fra tre anni mi vedo a festeggiare” – VIDEO

Silenzio, parla José. Oltre 3 mesi dopo l’annuncio ufficiale, con lo sbarco nella capitale della scorsa settimana, oggi José Mourinho verrà presentato ufficialmente alla stampa. Nella cornice di Terrazza Caffarelli, nei pressi del Campidoglio, il tecnico portoghese, alla presenza dei Friedkin, proferirà le sue prime parole ufficiali da allenatore della Roma.

Prima delle parole, José Mourinho ha fatto un tuffo nella storia di Roma visitando i Musei Capitolini e postando un’immagine su Instagram (GUARDA QUI).

Sui canali social della Roma l’evento sarà trasmesso in diretta:

GUARDA LA DIRETTA ANCHE SU FACEBOOK

Ad aprire la conferenza stampa è Tiago Pintocon queste parole in italiano: “Scusate per il mio italiano, oggi è un giorno molto felice per noi, sappiamo tutti che è il primo step di un cambiamento di mentalità. Ci aspettiamo tante cose buone nella prossima stagione e nei prossimi 3 anni. Non serve presentare José Mourinho perché la sua carriera parla per lui. Voglio ringraziare Dan e Ryan per l’opportunità di portare Mourinho qui, poi il tecnico per aver accettato e i tifosi per l’energia positiva che c’è stata questa settimana”.

Parla Mourinho: “Prima di tutto voglio e devo ringraziare i tifosi perché la reazione al mio accordo è stata veramente eccezionale. Perché siamo qui? Perché siamo vicini alla statua di Marco Aurelio, che diceva ‘nulla viene dal nulla e nulla ritorna nel nulla’. L’eredità di questo club, mai dimenticare il passato di questo club, costruire un futuro. La parola tempo spesso nel calcio non esiste ma qui sì. I proprietari vogliono fare qualcosa davvero con passione, questa è la ragione principale per cui sono qui. Penso che ora sia il tempo di lavorare, insieme ai miei ma il mio concetto di ‘miei’ è cambiato subito appena arrivato a Trigoria e tutti quelli che vogliono lavorare con noi ne fanno parte. La città non è un motivo per cui sono qui, perché non siamo qui in vacanza. L’incredibile legame tra la Roma e la città è ovvio, il simbolo, i colori, il nome, si confondo un po’ nel mondo la città col club e questo ne è un sintomo”.

Siamo in una città in cui ci sono almeno 5 radio che parlano sempre di Roma: questa pressione è stata decisiva? Questo calderone la eccita?
“Ho dovuto già cambiare telefono 3 volte perché non so come ma trovate sempre il numero. Scherzi a parte, è fantastico, è incredibile, per qualcuno che ha lavorato già in Italia, quando non sei qui ti manca, per chi pensa calcio per 24 ore, ti manca. C’è un lavoro da fare nel club ma noi dobbiamo concentrarci su questo, con tutto il rispetto per voi. Tutti sanno che non sono una persona troppo simpatica quando lavoro e magari non sarà così un piacere per voi, perché io vado a difendere il mio club e voglio che alcune cose rimangano interne”

Sia lei che Tiago Pinto avete parlato di cambio di mentalità. Credo sia stato chiamato anche per cambiare il dna di Trigoria, mi racconta come proverà a farlo?
“Conoscere il gruppo, perché non cambiano delle cose quando non siamo ancora consapevoli di quello che c’è all’interno del gruppo. Ovviamente ci sono principi fondamentali, che non sono negoziabili. Oggi c’è il primo giorno di allenamento e i calciatori devono capire come lavoriamo noi ed è molto semplice: tutto quello che non è al 100% non va bene e parliamo solo dell’allenamento. Tu parli dei giocatori e io invece parlo di tutti quelli all’interno del club, la quarantena mi ha permesso di stare dentro al centro sportivo e parlare con le persone. Ho visto una gioia terribile di tutti di lavorare insieme, di dare tutte le condizioni possibili per lavorare e questo è incredibile”

Quasi tutti i giorni leggiamo notizie in cui lei chiama dei giocatori. Donnarumma, Ramos, tutti…il suo carisma è importante per attrarre gli altri giocatori?
“Non ho parlato con nessuno. Parlo con Tiago, tu puoi pensare che sia vero o meno ma ti dico la verità, non ho parlato con nessuno. Con Tiago, con la proprietà, con persone del club di diverse aree ma con nessun giocatore”

E’ arrivato in Italia nel 2008. Ora abbiamo perso terreno rispetto alla Premier, alla Liga, alla Bundesliga. Questa può essere la sfida più importante della sua carriera?
“In questo senso, la prossima sfida è sempre la più importante della mia carriera. E ovviamente lo è in questo caso. Quando parli del campionato italiano però stiamo parlando come minimo di una nazione almeno finalista degli Europei. E la maggior parte di quei giocatori gioca in Italia, se non è visto dall’estero come un campionato principale la responsabilità è nostra e tutti abbiamo la necessità di fare qualcosa in più. Io lavoro per la Roma ma in maniera indiretta anche per il calcio italiano e se possiamo fare qualcosa in più, dobbiamo farlo”

Visto che si parla tanto del futuro di Dzeko, lei che ha avuto a che fare con grandi attaccanti, come si pone verso il 9? Tornerebbe lui il capitano?
“Ti voglio rispondere alla domanda perché non ti devo dire quello che faccio all’interno del mio club. Se entriamo in questa dinamica, scusa ma sarò antipatico, non condivido quello che faccio all’interno del club. La questione del capitano dovranno saperla prima i giocatori di voi”

Durante l’Europeo lei ha parlato di Cristante e Spinazzola. Che ruolo avranno nel suo club in questa stagione?
“Prima di tutto siamo molto felici di avere questi giocatori in una Nazionale che sta facendo molto, molto bene in Nazionale. Anche se non ho mai lavorato con loro, li sento già come i ‘miei’ giocatori. La Nazionale è piena di giocatori di talento, Cristante ha avuto meno spazio ma Mancini ha un grande rispetto del giocatore perché in ogni momento di difficoltà delle partite Cristante è stato lì ad aiutare. Credo sia un giocatore di personalità che aspetto a braccia aperte, Spinazzola è incredibile perché è arrivato con gioia al centro sportivo nonostante un infortunio tremendo. E’ una situazione dura per lui ma anche per noi. Abbiamo un ragazzo giovane come Riccardo Calafiori che deve lavorare molto ma sarà un giocatore della prima squadra”

C’è l’impressione che ci sia un limite nel budget. Può essere un problema? Cosa vi siete detti con Spinazzola?
Risponde Tiago Pinto: “Mi aspettavo queste domande di mercato, abbiamo fatto un’analisi della squadra, sappiamo tutti di cosa abbiamo bisogno, stiamo lavorando ogni giorno per trovare la soluzione ma l’analisi è stata fatta, sicuramente alla fine del mercato avremo una squadra degna di Mourinho”

Undici anni dopo, con quali sentimenti torni in Italia?
“Sono l’allenatore della Roma, prima di tutto. Non voglio essere nulla di più perché c’è tanto da fare qui e devo concentrarmi su questo. Se come conseguenza del nostro lavoro, nel club, possiamo dare qualcosa in più nel calcio italiano, è fantastico. Per difendere i miei farò di tutto, per cercare io dei problemi ovviamente no. Mi voglio divertire e penso possiamo farlo tutti ma non ho tempo per cercare altro però ripeto: per difendere la mia squadra, la mia società, siamo qui”

Qual è la sua idea di vittoria?
“In maniera molto pragmatica, noi vogliamo vincere la prima partita ufficiale che sarà in Conference League probabilmente. Questa società e questa squadra, ogni giorno, deve essere migliore. Obiettivamente, parlando della struttura fisica che abbiamo a Trigoria è già diversa e migliore da quando sono arrivato il primo giorno qui. Poi la struttura funzionale, quella umana. C’è tanto lavoro ancora da fare, a partire da oggi l’obiettivo è questo: ogni giorno dovremo essere una squadra migliore”

Alcuni opinionisti ritengono sia arrivato in una fase della carriera non al top. Cosa vuole rispondere?
“Niente. I miei ultimi 3 club: scudetto col Chelsea, 3 coppe col Manchester United, una finale col Tottenham. Quello che per me è un disastro, magari qualcuno non lo ha mai fatto nella vita”

Sulla panchina della Roma, come lo sente il rumore dei nemici?
“Prima di tutto non voglio la Roma di Mourinho, voglio la Roma dei romanisti. Sono uno di più. Niente di più. Se vuoi parlare della Juve di Max, del Napoli di Spalletti o la Lazio di Sarri puoi farlo ma la Roma di Mourinho non mi piace”

Questa squadra è già abbastanza forte per vincere?
“Non penso in questa maniera. C’è una cosa da cui non possiamo scappare, abbiamo chiuso il campionato 29 punti dietro lo scudetto e 16 punti dietro il 4° posto. Non possiamo scappare da questo ma prima di tutto vogliamo capire il perché. Ovviamente parliamo di tempo, è stata una parola chiave nel primo incontro con la proprietà, è una parola chiave in questo progetto, poi se possiamo accelerare questo processo, meglio. Questa è la mia natura e vorrei che tutti all’interno del club avessero questa mentalità”

Riterrebbe positiva una stagione senza titoli?
“Voi parlate sempre di titoli, noi parliamo di tempo, progetto e lavoro. Titoli è una parola troppo facile, poteva essere una promessa molto facile. Tu parli di titoli, noi parliamo di tempo, di lavoro, di progetto, di migliorare. Poi i titoli arriveranno. La proprietà non vuole un successo isolato, vogliono arrivare lì e rimanere lì. Questo è più difficile, perché in maniera isolata è più facile. E’ ancora più facile se tu vinci e non paghi gli stipendi…”

Come ha trovato Zaniolo: qual è secondo lei il ruolo migliore per lui?
“Dobbiamo capire, dobbiamo comunicare, analizzare. Ho una squadra tecnicamente fantastica, che mi piace molto, con tanto talento e passione. Abbiamo giocatori che hanno lasciato situazioni confortevoli in altri club per venire da noi, dobbiamo lavorare tanto e capire tutte queste cose. Zaniolo ha un talento fantastico come altri all’interno della squadra, sappiamo cos’è successo sugli infortuni, dovremo trovare all’interno della dinamica della squadra il suo habitat naturale”

Quello che si è visto in ‘All or nothing’ fa uscire il vero Mourinho? Ha già un’idea tattica di come potrà cominciare con la Roma?
“Abbiamo un’idea ovviamente ma deve essere lavorata ogni giorno e come possa far esprimere i giocatori al massimo. Dobbiamo mettere i giocatori in situazioni confortevoli, facendoli giocare in una maniera che non piace a loro. Il modo migliore di giocare per una squadra è quello in cui i giocatori si sentono a loro agio. Durante la partita oggi devi avere la capacità di cambiare, tu puoi giocare in un modo quando hai il pallone e in un altro quando non ce l’hai. All or nothing? Non l’ho visto però sì perché noi eravamo naturali. La prima/seconda settimana tu sei preoccupato e lo sai però poi dopo sei naturale, nello spogliatoio dopo la partita sei quello”

Quando incontrerà l’Inter le dispiacerà non incrociare Conte? Tre anni fa è arrivato un certo portoghese (Ronaldo, ndr), ora è arrivato lei, deve iniziare a preoccuparsi?
“Ci sono allenatori nelle storie del club che tu non devi paragonare mai. Qui, per esempio, non paragonare nessun con Liedholm o Capello. Quando parli dell’Inter, nessuno può essere paragonato a me o Herrera. Ronaldo non deve preoccuparsi, se giocassi difensore centrale forse, perché lo picchierei”

Se dovesse immaginare la sua Roma tra tre anni, come la vede?
“Festeggiando. Cosa? Non lo so ma festeggiare”

Sa che se dovesse vincere molti si chiamerebbe José qui a Roma?
“Giuseppe”

13.30 – Vespasiani annuncia l’ingresso di Mourinho che entra in conferenza stampa e si offre per le prime foto di rito. Al suo fianco, il General Manager Tiago Pinto.

Top