Dietro l’addio guai fisici, ritmi bassi, no dei tecnici

Da due giorni la Roma giallorossa ribolle per il caso De Rossi, il cui addio ha già acceso gli interessi di club italiani e stranieri (soprattutto negli Usa). Leadership, voglia di lavorare e capacità di coinvolgimento non gli sono mancati neppure quest’anno, ma la dirigenza – seppure divisa (e il capitano lo ha fatto capire) – ha ragionato anche con altri input, che proviamo spiegare. Per la prossima stagione si vuole costruire una Roma «da corsa», in grado sempre di reggere ritmi altissimi sia in partita che in allenamento. Così, nei sondaggi effettuati con gli allenatori avvicinati alla panchina, si è capito che diversi dei papabili avrebbero preferito avere De Rossi a fianco più in una veste dirigenziale che in quella di calciatore. Certo, Daniele ha spiegato che non avrebbe fatto storie se, a 36 anni, avesse giocato «51020 partite», ma forse proprio il ruolo «storico» del capitano nell’ambiente condizionerebbe i giudizi dei vari Gasperini e Sarri, ora al Chelsea insidiato da Lampard, senza contare che i problemi a ginocchio e polpaccio, a detta del club, gli renderebbero difficile reggere i ritmi richiesti. (…)

Fonte: gazzetta dello sport

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