Stadio, il manager dell’Ipa cancella l’inchiesta a suo carico

(S. Piras) –  Aveva detto che l’avrebbe rimosso. Lo aveva detto con la stessa furia con cui ha annunciato l’altro giorno che i dipendenti capitolini coinvolti nell’inchiesta sulle licenze commerciali pilotate attraverso un giro di tangenti sarebbero stati immediatamente sospesi. Gli annunci di Virginia Raggi sono rimasti tali. Mentre i dipendenti indagati nell’affaire Tredicine sono stati emarginati, Fabio Serini che andrà a processo per corruzione con Luca Lanzalone è sempre lì, all’Istituto di previdenza di Roma capitale dal giugno 2017, da quando Lanzalone lo dirottò da Livorno.

LA RELAZIONE – Poi è arrivata la Procura, l’inchiesta sullo stadio, il sistema gelatinoso di favori, consulenze e accordi illeciti. Man non è bastato a elevare cartellini rossi, nemmeno quelli gialli però. D’altronde di sospensioni all’Ipa non se n’è vista nemmeno l’ombra. E infatti non c’è alcun procedimento disciplinare. Questo risulta: all’Ipa durante il 2018 non è successo nulla secondo il sub commissario Vincenzo Piscitelli che ha firmato la relazione annuale dell’Anticorruzione che per legge bisogna pubblicare per dare una comunicazione trasparente degli eventi e dei risultati dell’attività svolta per combattere e prevenire i fenomeni corruttivi. Sia la relazione annuale che l’adeguamento del piano triennale anticorruzione lo ha dovuto firmare il vice di Serini: Piscitelli per ovvi motivi. Non poteva farlo chi è sospettato di corruzione e andrà a dibattimento il prossimo 5 marzo per consulenze elargite al socio di Lanzalone: Luciano Costantini. Nel piano c’è scritto nero su bianco che si devono monitorare «i rapporti tra I’Ipa e i soggetti che con la stessa stipulano contratti e che sono interessati a procedimenti di valorizzazione, concessione o erogazione di vantaggi economici di qualunque genere, anche verificando eventuali relazioni di parentela, di affinità sussistenti tra i titolari, gli amministratori, i soci e i dipendenti degli stessi soggetti e i Dirigenti». E poi c’è scritto che le misure di prevenzione e contrasto devono essere rispettate da tutti i dipendenti che altrimenti incorrono in un illecito disciplinare. Ma di procedimenti disciplinari non ne è stato avviato neanche uno. In compenso dopo la lente della procura è comparso dal niente un improvviso ravvedimento: in Ipa è nato tardi, ma è nato, l’albo degli avvocati a cui vengono affidate le consulenze. Forse perché il tema innerva le intercettazioni e gli interrogatori dei pm e quindi era un tantino sensibile.

Fonte: il messaggero

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