GGR – Roma, attacco diesel. Non partiva così piano dalla stagione 2010-11

(Dario Marchetti)“Dipende. Da che dipende. Da che punto guardi il mondo tutto dipende” cantava Jarabe de Palo e mai sintesi potrebbe essere più azzeccata per la Roma di Eusebio Di Francesco. Dopo la sfida con l’Atletico Madrid si può guardare il bicchiere mezzo pieno e notare come i giallorossi abbiano saputo soffrire di fronte a uno dei primi 5 club in Europa. D’altro canto se invece vogliamo vedere il bicchiere mezzo vuoto, allora non ci si può non soffermare su un semplice, ma esplicativo, dato statistico. Nelle prime tre uscite di questa stagione (Atalanta, Inter, Atletico Madrid) Dzeko&co. hanno segnato solamente due gol. Uno di questi da calcio da fermo (a Bergamo) e l’altro arrivato proprio dai piedi del centravanti bosniaco. Non c’erano così poche reti nelle prime tre gare dell’anno dalla stagione 2010-11, la seconda di Claudio Ranieri poi sostituito a febbraio da Vincenzo Montella e conclusasi con un 12° posto che ha messo la parola fine sulla gestione Sensi. Anche la gara con i colchoneros ha evidenziato la difficoltà nell’arrivare in area di rigore avversario. Al punto che l’unico pallone parato da Oblak è arrivato da un tiro da fuori area di Radja Nainggolan. Nella gara con l’Inter i tre legni giungono dopo tre conclusioni dalla distanza e l’eccezione, fino ad oggi, è la rete del numero nove giallorosso contro i nerazzurri.

LA SOLITUDINE DEL CENTRAVANTI – Le attenuanti ci sono, per carità. Di Francesco sta cercando di inculcare le sue idee di calcio, estremamente diverse da quelle del suo predecessore, Luciano Spalletti. L’aspetto però che più salta agli occhi è come Dzeko sembri ancora un corpo avulso dal resto della squadra. Lo stesso attaccante lo ha affermato anche nelle interviste post-partita di ieri: “Si sente la mancanza di Salah oltre che di Totti. Loro in campo mi sono stati sempre vicino, così come Nainggolan. Con questo sistema di gioco sono tutti più distanti. Con pazienza riusciremo a crescere”. Insomma, Defrel e Perotti, nonostante l’ottimo lavoro in fase di ripiegamento, non possono essere i partner ideali del centravanti bosniaco. Urge una nuova veste tattica per le manovre offensive insieme al rientro di Schick. Il ceco può essere il giusto partner d’attacco per evitare che Dzeko si immalinconisca contro le difese di tutt’Italia e di mezz’Europa.

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