REPUBBLICA.IT Lega Calcio, Romei: “Senza tifosi allo stadio tra dieci anni saremo falliti”

Striscione Curva Nord
Striscione Curva Nord

(M.Mazzitelli) Antonio Romei non ha nessun ruolo ufficiale nella Sampdoria ma è l’unica persona che può parlare e agire a nome del presidente Ferrero. Lo fa anche in Lega calcio, dove è uno dei dirigenti più attivi, tanto da essere indicato come uno dei possibili candidati alla presidenza. Nonostante smentisca: “Non sono candidato anche perché questo non è il momento dei nomi ma dei programmi“.

Il programma della Lega calcio degli ultimi anni non richiedeva un grande lavoro: diritti tv, come spartirli…
“E questo ci ha portato alla fallimentare situazione del nostro sistema che è sotto gli occhi di tutti. Ora, a mio avviso, abbiamo una priorità, un tema che deve diventare centrale per tutte le società, la Lega e tutti i possibili programmi: riportare la gente allo stadio. Se andiamo avanti così tra dieci anni il calcio italiano perderà ogni appeal e si allontanerà ancora di più dalle altre leghe. Altro che diritti tv. Sabato il vero spettacolo sono stati San Siro e Marassi esauriti come non accadeva da anni. Ogni settimana dovrebbe essere così”.

Anche per l’ad del Bologna, Claudio Fenucci, quello è il problema principale. Propone meno partite in diretta tv.
“Può essere un tassello del grande lavoro che dobbiamo fare, anche se è necessario un confronto approfondito tra tutti i club. Io, però, credo che dobbiamo andare molto più a fondo. Non mi voglio soffermare sui problemi degli stadi che tutti conosciamo e che dobbiamo risolvere, ma al punto in cui siamo ci vorranno anni per raggiungere il livello degli stadi inglesi e tedeschi. E non abbiamo tutto quel tempo perché la situazione richiede interventi immediati”.

Da dove cominciare allora?
“Dobbiamo lavorare per far tornare gli stadi a essere luoghi di festa e non bunker”.

Ma ci sono problemi di sicurezza che non possono essere trascurati.
“Vero, ma le società devono rimettersi al tavolo con il ministero degli Interni e rivedere tutta la normativa. Via l’inutile tessera del tifoso, via quelle regole che rendono ormai impossibile comprare un biglietto, via a tutti quei controlli che fanno somigliare lo stadio a un bunker. Oggi non ci sono più incidenti negli stadi, ma gli spalti sono vuoti. Le società si devono impegnare e lavorare per garantire la sicurezza anche a costo di assumere ogni responsabilità se non ci riescono. Questo percorso dev’essere affrontato insieme allo Stato e ognuno deve fare la sua parte”.

Vi prendereste una grande responsabilità…
“Lo hanno fatto in Inghilterra, perché non possiamo farlo noi? Lo stadio deve tornare a essere un luogo di festa. E poi dobbiamo lavorare per coinvolgere di più la parte sana della tifoseria e far crescere sempre di più lo spirito di appartenenza al club”.

Ma questa Lega non si mette d’accordo su nulla, come può pensare che possa lavorare su un progetto così ambizioso?
“Posso assicurare che i presidenti hanno capito che siamo arrivati a una svolta. Per questo le dico che è inutile parlare di campagna elettorale sul nome del presidente: la priorità è dare una nuova governance alla Lega di Serie A. Serve un passo indietro da parte dei presidenti e va scelto un manager che porti avanti il lavoro con una missione precisa: riportare i tifosi allo stadio e ridare credibilità al sistema calcio. Tutto il resto viene di conseguenza, anche i soldi dei diritti tv”.

Un grande cambiamento culturale per il calcio italiano.
“Non ci sono alternative. Io quando vedo gli stadi vuoti la domenica pomeriggio mi chiedo come sia possibile. Non c’è grande concorrenza. Eppure negli ultimi anni le tribune e le curve sono sempre più vuote. Significa che abbiamo sbagliato tanto, trascurando aspetti che non andavano trascurati, e che ci siamo cullati sui diritti tv mentre il pubblico cambiava e non ce ne accorgevamo. Lo stadio è diventato un luogo dove si consente tutto, dove regna l’illegalità. E questo non va bene, perché si rischia di lasciare a casa il tifo più vero e più sano.”.

Dovremmo prendere esempio dall’Inghilterra?
“Non serve, noi abbiamo in Italia l’esempio da seguire: è la Juventus. Vince, ha un fatturato che cresce anno dopo anno, ha uno stadio nuovo all’altezza dei migliori in Europa ed è sempre pieno. E in un periodo difficile per il calcio italiano loro possono competere con le big in Champions. Hanno lavorato sul marketing, sull’impianto e sulla costruzione della squadra senza fare follie. Hanno ragionato da impresa come deve essere oggi una squadra di calcio”.

Perché non riconoscete quindi alla Juventus un ruolo di guida in Lega?

“Io sono pronto a riconoscere questo ruolo alla Juventus ma devono ragionare e lavorare per il sistema calcio italiano e non solo per i loro interessi. Questo significa guadagnare qualche milione in meno ora ma investire per guadagnarne il doppio tutti insieme nei prossimi anni. Perché se la serie A rinasce, nel mondo non ha concorrenti”.

Fonte: repubblica.it

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