AS ROMA Spalletti: “Nainggolan sa fare tutto bene. Perotti deve migliorare sotto porta. Il calcio italiano non è in crisi”

Spalletti
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Luciano Spalletti, allenatore della Roma, è intervenuto nel corso della trasmissione Extra Time. Queste le sue parole:

Un commento su Italia-Spagna?

“E’ doveroso fare i complimenti alla Nazionale e aConte, hanno fatto una bella partita. E’ stato un bel momento di partecipazione da parte dello stadio. Siamo tutti coinvolti dallo spettacolo, le immagini scelte dal regista sono state giuste. E’ stata una bella cornice. Complimenti a Conte, la nostra nazionale è stata padrona del campo e del gioco. Abbiamo fatto vedere che non siamo dietro alla Spagna. Al di là del modulo scelto, un bel modulo che ti permette di essere più sbarazzino e avere più creatività, siamo stati bravi a non soffrire. Loro invece hanno sofferto quando l’Italia aveva il pallone”.

A livello di club, invece, il calcio italiano sta soffrendo.

“E’ il risultato di ciò che dicono i risultati delle partite, senza andare a vedere come vengono fuori questi risultati. Il livellamento verso le nazioni più forti è evidente, per la ricerca e la qualità dei tecnici italiani, per aver riportato campioni in Italia dai quali assorbiamo qualità e caratteristiche. Anche se il risultato finale è quello lì. Secondo me non siamo in crisi, ieri l’abbiamo visto: c’era il nostro meglio e il loro meglio. Andando all’estero ci si accorge come siamo guardati a vista per la nostra cultura calcistica, sono tutti pronti ad apprendere qualcosa. La tattica del calcio italiano è presa come obiettivo da tutti. Non vedo quale sia la differenza con il resto d’Europa, nella partita di ieri si è visto”.

La posizione di Nainggolan?

“Se fai giocare sporco gli avversari, è chiaro che la lettura per la riconquista di palla dei tuoi difensori è più facile. Ci sono due tempi dove anticipare l’intervento. Se invece chi ha palla ha tutti i metri per gestire, la punta può decidere di fare 2-3-4 contromovimenti e la linea difensiva ha troppe letture e non azzarda mai in qualcosa come anticipo, tutelandosi rincorrendo le scelte avversarie. Radja sa fare tutto, è difficile dargli un ruolo, altrimenti lo vai a limitare. Ha questa qualità interpretativa, di partecipazione e di continuo movimento, se lo lasci libero puoi sfruttare il suo estro e la sua dote naturale, che è l’interpretazione del momento. A volte guardi la palla e lo trovi anche dove va a finire dopo un lancio. Quando giochi contro una squadra che è costretta un po’ sulla difensiva e palleggi sulla linea difensiva, con un vertice basso e le due mezzali, poi le due mezzali vanno involontariamente a giocare in quelle posizioni. Il trequartista oscilla a destra e a sinistra, nella posizione del centrocampista che si è allungato a giocare davanti al mediano. Non ci sono delle differenze così eccezionali. Se prendi le caratteristiche del calciatore, puoi trovare delle diversità. Se prendi un giocatore più rapido, abituato ad avere palla tra i piedi e girarsi o il centrocampista abituato ad aggredire, le caratteristiche individuali possono marcare una differenza, per Nainggolan non c’è nessuna differenza. Se lo faccio giocare centrocampista fa quello lì, se si mettono a confronto le partite andrà a fare quei movimenti e quel tentativo di giocate che sono uguali nelle due posizioni”.

Ci ha detto più volte che per un allenatore non esiste più un modulo definito. Lei ha fatto più volte l’esempio della Fiorentina.

“Siamo meno rigidi del passato. Questa è la qualità emersa da questo campionato. Lo stesso Napoli ha cambiato atteggiamento tattico, dove però si rivedono le situazioni che si cercavano prima”

Tornando alla Roma, parliamo di Perotti: bravo a giocare tra le linee, in grado di proporsi e anche predisposto al sacrificio.

“Quest’ultimo dato non è qualcosa di strano, tutti devono avere una doppia battuta di intenzioni. In base alla prima scelta, poi, si vanno ad assecondare e chiudere i giocatori che possono ricevere palla. Dobbiamo avere come minimo una doppia alternativa d’attacco. La distanza della difesa è importante per avere l’aiuto di tutti i reparti. Questa lettura va fatta bene, il rischio di prendere palla alle spalle c’è sempre. La scelta del momento in cui si fanno determinate cose fa la differenza. Diego è eccezionale per la sua disponibilità, sa saltare l’uomo e fare possesso palla. E poi è arrivato particolarmente stimolato. Caratterialmente viene da un modo di interpretare la vita tipico di quelli che ti guardano in faccia. Ha questa sua disponibilità a stare in altri settori del campo e lo ha fatto bene. Abbiamo provato la sua posizione centrale, abbiamo dovuto provare delle cose in corsa, dal momento in cui sono arrivato. Come nel caso di Pjanic, Nainggolan e Ruediger. La partita dà la dimensione giusta delle potenzialità di un soggetto”.

Potrebbe fare qualche gol in più?

“Effettivamente può migliorare sotto l’aspetto della confidenza con la porta, visti i suoi numeri. Ma ha questo carattere e questa personalità forte, è questo l’aspetto più importante”.

Un altro giocatore che l’ha convinta è Salah, per la sua capacità di poter tagliare verso il centro.

“Dico che avendo dei terzini offensivi, quando questi salgono spinge dentro la punta esterna. Per avere tutti e due lo spazio giusto, il terzino manda la punta esterna più vicina all’attaccante centrale. Lui quando tira è uno di quelli che trova l’angolo. E poi ci mette un attimo a farsi trovare 5 metri dietro la difesa. E’ una questione di tempi sui passaggi e di conseguenza il vantaggio in questi casi diventa enorme”.

I numeri dell’attacco della Roma: 2,4 gol di media, tiri nello specchio e percentuale realizzativa in linea con quella del Napoli.

“Secondo me si può fare meglio. Non tanto per le realizzazioni ma per le scelte, si può fare di meglio perché abbiamo avuto possibilità superiori”.

A proposito di attacco, non si può non parlare di Edin . Con l’ è stato giudicato insufficiente, ma ha cambiato la partita. Come lo valuta?

“Non facciamocele dire le cose, scegliamocele da soli. Hanno detto che il suo ingresso ha cambiato la partita, ma l’ha cambiata la mentalità della squadra. Che è una dote che prendiamo volentieri. Non eravamo mai andati sotto e non sapevamo quale reazione ci sarebbe stata. Lui ci ha messo anche del suo e ha dato un contributo che noi ci aspettavamo. Noi non abbiamo un altro calciatore che ha queste caratteristiche: lui a partita iniziata può dare contenuti e soluzioni diverse. Con lui in campo fino al primo minuto, magari sarebbe stato più difficile rimettere le cose a posto. La reazione è scaturita dalla mentalità della squadra, completata dalle sue qualità. In passato ho avuto punte come Iaquinta e Jancker, ma lui tecnicamente è superiore. Ha tutte le qualità per la mole fisica che ha: è potente nel calcio, è tecnico, deve migliorare un po’ sui blocchi difensivi ma gli basta poco, poi riprendergli palla diventa difficile se sa come posizionarsi con il corpo. E’ un bel camion…”

Quanto l’ha cambiata l’esperienza allo Zenit? Cosa non ha funzionato in Champions?

“Per due volte siamo stati quelli che sono arrivati più in là nella storia del club. Abbiamo proposto un calcio inferiore alla nostre qualità, ma siamo arrivati per 2 anni di seguito dove non eravamo mai arrivati. Dopo la mia partenza hanno preso giocatori fortissimi. Quest’anno e l’anno scorso hanno creato delle squadre normali e ora hanno dei problemi”.

Lei pensa alla difesa a 4, a 3 o a 3 e mezzo?

L’ultima ti permette di essere differente tatticamente e di posizionare sulle vie di mezzo avversarie i calciatori. Interpretare in fase difensiva una difesa a 4 è più facile, ci si incastra perché quasi tutti giocano a 4. Le scelte vanno fatte, un’indicazione va data. Il 4-2-3-1 permette una buona copertura del campo, fino a che non cambiano le misure del campo, 4-2-3-1. È chiaro che ci vogliono alternative, se la squadra è brava a mettere qualcosa di suo.

Il derby?

“Il derby annulla tutto quello che c’è intorno. Si parte entrambi da zero, il resto non conta. Quella è la partita che può azzerare tutte le difficoltà”

Fonte: Roma Tv

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