GAZZETTA DELLO SPORT Tanti alti e bassi, adesso serve continuità. Se Lamela si accentra, Piris può inserirsi

Lamela esulta dopo il gol

(M. Calabresi) – Se la vittoria con il Palermo è stata quella della svolta, si capirà soltanto oggi: altrimenti, si tornerà indietro di due settimane, con l’aggravante di un contraccolpo psicologico durissimo. Già, perché la reazione che si era vista a Genova aveva fatto pensare davvero che la Roma potesse iniziare una marcia inarrestabile, salvo tornare sulla terra (e sotto) dopo le sconfitte con Udinese e Parma. In una città dove il risultato resta l’unica arma per non far scattare la depressione, la squadra finora ha interpretato a perfezione l’umore del popolo. Un esempio? Dopo il 2-0 con l’Atalanta, mezz’ora da incubo insabbiata da una vittoria che di buono aveva avuto solo i tre punti. Nella testa dei giocatori, però, ora c’è rinnovata convinzione, anche se il derby ha imposto una tregua armata: delle situazioni difficili di De Rossi, ma anche di Stekelenburg e Destro, se ne riparlerà da stasera. Tutte pronte a risbucare fuori dal cassetto in caso di risultato negativo. Finisse con una vittoria, invece, viva Zeman e viva De Rossi.

Forma fisica e collocazione tattica: eccoli i due elementi che possono fare di Erik Lamela l’uomo-derby. Ce ne sarebbe anche un terzo: il fatto che l’argentino va a segno da cinque partite di fila, ma è conseguente a un modo di interpretare il ruolo di esterno d’attacco che manda in crisi le difese. Gioca quasi soltanto con il piede sinistro, Lamela, saltando l’uomo sempre sull’interno: caratteristica che lo porta spesso ad accentrarsi per cercare la soluzione con quel piede, il più delle volte a giro sul secondo palo (così, solo quest’anno, ha già punito Bologna, Genoa e Parma). Ma, con il gioco di Zeman, questo possibile handicap può diventare una virtù: Piris, da dietro, va a inserirsi nello spazio liberato dall’argentino, e lo stesso vale per l’intermedio che si sgancia dal centrocampo. Petkovic, nonostante Lamela sia la minaccia numero uno — nonché l’attaccante della Roma che tra i tre fa più movimento — non giocherà con il «doppio terzino»: Radu lascerà il posto a Lulic, con Mauri a centrocampo. Non è un azzardo dire che il derby si deciderà lì.

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