CORRIERE DELLA SERA “Diverso da tutti, meglio di tutti”

Francesco Totti

(L. VALDISERRI) – «Ne ho avuti tanti, ma, tra 4 in 10 presenze tutti, quelli che apprezzo di più sono Zeman e Spalletti, perché sono concentrati sulle tattiche offensive e sono due allenatori molto preparati». Non c’era bisogno dell’intervista rilasciata in esclusiva al canale sportivo americano Fox Soccer per conoscere il legame profondo che lega Totti con l’allenatore boemo. La tournée negli Stati Uniti — che si è conclusa con l’amichevole di New York contro la nazionale di El Salvador, disputata nella notte tra ieri e oggi—è stata però l’occasione per ripetere a tutti quello che Francesco pensa dell’allenatore che, dal 1997 al 1999, gli fece fare il definitivo salto di qualità, mandandolo in gol per 25 volte in quei due campionati: «Condivido l’idea di calcio di Zeman perché il calcio offensivo è la cosa migliore per un attaccante, il suo tipo di calcio è differente da tutti gli altri».

Il feeling tra i due è dimostrato anche da un fatto recentissimo: Totti, che da Spalletti in poi ha giocato sempre in posizione centrale, ha accettato di spostarsi a sinistra, nel ruolo che proprio Zeman gli aveva ritagliato 13 anni fa. Un sacrificio non da poco per il capitano giallorosso che nella stagione scorsa, quando Luis Enrique gli chiese di giocare da «falso nove» nel suo 4-3-3 di stile catalano, ha segnato soltanto 8 reti, non raggiungendo la doppia cifra per la prima volta nelle ultime dieci stagioni. Con la grande qualità degli attaccanti giallorossi — Totti, Osvaldo, Bojan, il nuovo arrivo Destro, Lamela e Nico Lopez — sarà fondamentale trasformare la concorrenza in fattore positivo e non negativo.

Totti ha spiegato la sua evoluzione: «La cosa più facile, con il passare del tempo, è acquisire esperienza, la cosa più difficile è continuare amigliorarti e rimanere al top. Roma è una città meravigliosa ma è difficile per il calcio, perché appena sbagli timassacrano. Nuovi acquisti? Se dovessi fare i nomi che mi piacciono direi giocatori di fama mondiale, ma so che il club sta lavorando duro per acquistare giovani talenti, promettenti, utili per il presente e per il futuro. Sarà una buona squadra».Ultima domanda sulla differenza tra nazionale e Roma: «Sono due sensazioni differenti. Indossare una maglia o l’altra non è la stessa cosa. A Roma sono cresciuto, il mio sogno era mettere la maglia e la fascia di capitano. Ho vinto un campionato e diverse coppe con la Roma, saranno ricordi che porterò con me per sempre. Con la nazionale ho deciso di ritirarmi dopo aver vinto un Mondiale, il massimo che si può ottenere. Oltre quello non c’è più niente. Ma anche quella è una maglia importantissima per me».

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