CORRIERE DELLA SERA. Gago e De Rossi, coppia d’acciaio

De Rossi

(L.Valdiserri) La parata diStekelenburg su Meggiorini nel secondo tempo, quando la partita era ancora sullo 0-0, e il gol di Bojan, pochi minuti più tardi, che ha sbloccato il risultato. Questo, giustamente, è quello che è rimasto negli occhi di tutti se parliamo di Novara-Roma. E poi il gol di Osvaldo, il quinto in dieci partite, che aiuta a rimpiangere sempre di meno chi se ne è andato (Vucinic) o i soldi spesi per l’oriundo (18 milioni di euro). Dal punto di vista tattico, però, l’indicazione più importante che esce dallo stadio «Piola» è un’altra: l’intercambiabilità di Gago e De Rossi nel ruolo di centrocampista davanti alla difesa, un ruolo chiave per chi gioca con il 4-3-3 o con un modulo da esso derivato (4-3-1-2). L’argentino, per la prima volta da quando veste la maglia della Roma, ci ha giocato per un’ora. Fino a quando, cioè, Luis Enrique aveva schierato Pjanic dietro a Osvaldo e Lamela nel ruolo di trequartista. Poi – entrato Bojan al posto di Greco, sistemata la squadra con un vero tridente di attaccanti e scalato Pjanic sulla linea dei mediani – è stato De Rossi a riprendere il suo posto abituale. L’esperimento è riuscito: Gago ha dato regia quando serviva, De Rossi protezione alla difesa quando la squadra era più offensiva e sbilanciata. Non tutte le avversarie si chiamano Novara e presto arriveranno impegni più difficili, ma avere in «rosa» giocatori simili, capaci di coprire più ruoli e di permettere all’allenatore di cambiare in corsa, sono una fortuna da sfruttare il più possibile. Fernando Gago fu il giocatore più pagato quando Franco Baldini, all’epoca direttore sportivo del Real Madrid, decise di dare una rinfrescata alla carta d’identità delle «merengues». Gli altri due acquisti erano Higuain e Marcelo. Gago ha avuto problemi di infortuni e ha pagato un po’ la tendenza del calcio moderno di mettere davanti alla difesa più un terzo stopper che un regista, ma è sempre stato un leader delle squadre in cui ha giocato, dal Boca Juniors alla nazionale argentina. È stato uno dei «ragazzi» di Pekerman, il c.t. che ha portato le giovanili dell’Albiceleste a vincere tutto quello che c’era da vincere. Il centrocampo resta sempre il cuore di una squadra e Luis Enrique, in questi quattro mesi di Roma, ne ha provati tanti e non sempre convincenti. Quello con Gago, De Rossi e Pjanic sembra di gran lunga il più adatto a una squadra che, per sua natura, sarà sempre a rischio di subire un contropiede ma che, se vuole diventare grande, deve correre questo pericolo in nome di una superiore qualità offensiva. A che serve tenere il pallone (anche a Novara possesso palla al 64%) se poi non c’è abbastanza qualità per fare (calcisticamente) male all’avversario?


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