AS ROMA. De Canio: “Proverei De Rossi centrale difensivo. Luis Enrique? Nessuna innovazione”

Luigi De Canio

Luigi De Canio, ex tecnico del Lecce ed ora in cerca di una squadra, ha parlato a Radio Ies del modo di concepire calcio di Luis Enrique, di Totti e del suo pupillo Bertolacci

 

Come si sta senza calcio

“Si vive bene comunque. Il calcio è un aspetto della nostra vita, non è tutta la mia vita. Io vivo di questo lavoro, ma non è l’unica cosa che mi manda avanti”.

Sul Lecce

“Non sto seguendo molto le vicende del Lecce. Mi informo sui risultati, su come si stanno comportando i ragazzi che ho lasciato lì, ma soprattutto per un fatto affettivo. Immagino che questa quadra abbia le caratteristiche di Di Francesco ormai. Inoltre sono cambiati tanti calciatori, per cui credo che sia una squadra plasmata secondo i dettami del proprio allenatore”.

Sulle alternative a Burdisso

“Credo che la Roma abbia al suo interno dei giocatori importanti, che in caso di necessità possono adattarsi al ruolo di centrale difensivo. Mi riferisco soprattutto a Cassetti, ma anche a Daniele De Rossi che può spostarsi al centro della difesa. Sicuramente Sabatini saprà capire bene le necessità della Roma. Certo bisogna fare una premessa: chiunque giochi da centrale, deve comunque avere l’attitudine a difendere. Se non ha capacità di movimento, di anticipo, di contrasto, anche se è bravo ad impostare come centrocampista, non basta per essere un buon centrale difensivo. Certo che avere un difensore che sa anche impostare è un vantaggio incredibile per una squadra”.

Su Luis Enrique

Ha portato una sua idea prima di tutto. Non riesco a parlare di innovazione, perché i tecnici che hanno davvero innovato il calcio da un po’ di tempo non si vedono più. Dopo il fenomeno olandese degli anni ’70 c’è stato un rincorrersi in Europa di meccanismi tesi ad imitare quel modello. Oggi ancora si continua su quel concetto”.

Su Totti

E’ un grande giocatore, un grandissimo attaccante. In questo momento particolare della sua carriera, dopo questi ultimi anni alla Roma, è un attaccante a tutti gli effetti”.

Su Bertolacci

Se fossi andato ad allenare un’altra squadra, me lo sarei portato dietro! Ogni allenatore ha il suo modo di vedere il calcio, secondo il proprio modo di essere, la propria mentalità. Per questo in un calciatore si preferiscono delle qualità invece di altre. Sono convinto che ogni giovane calciatore dalle grandi potenzialità, come Andrea, ha bisogno di un ambiente dove l’allenatore gli dia fiducia e lo faccia esprimere. So che ora Bertolacci sta attraversando un periodo non facilissimo, dovuto anche ad un infortunio, per cui non si è potuto ritagliare lo spazio che merita. Ora che piano piano sta trovando maggiore continuità, mi rendo conto che anche Di Francesco ha capito le enormi qualità di questo ragazzo“.

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